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Le banche fanno pace con il fisco

di Cristina Bartelli 

L'ultima, in ordine di tempo a far pace con il fisco, è stata banca Intesa. L'istituto, con una nota del 16 dicembre, ha comunicato di aver perfezionato la definizione delle controversie in essere con l'Agenzia delle entrate in materia di abuso di diritto, per un valore di circa 270 mln di euro più interessi. Abuso di diritto, verifiche fiscali su operazioni strutturate, arbitraggio fiscale sono i sintomi della febbre fiscale che ha contagiato diverse banche, in particolare tra il 2004 e il 2008 e su cui l'Agenzia, guidata da Attilio Befera, ha somministrato un pesante antibiotico di verifiche e accertamenti milionari. L'effetto della cura è stata una corsa alla transazione che con l'adesione di banca Intesa ha consentito di far riconoscere a Befera, in una recente intervista, di aver portato nelle casse dell'erario circa 1 mld di euro. Prima di banca Intesa avevano siglato la pax fiscale Banca Monte dei Paschi di Siena, il 2 dicembre 2011, per 260 mln di euro, Credem, il 16 maggio 2011, con 45 mln di euro oltre agli interessi, Banca Popolare di Milano, nel 2010 per 186 mln oltre gli interessi. Banca Carige invece, perso in primo grado davanti alla commissione provinciale di Genova, sta valutando se presentare l'appello o instradarsi sulla strada della definizione agevolata delle controversie fiscali. Unicredit che ha transato 99 mln, ad agosto 2011, per una complessa operazione fiscale del 2005, costruita su pronti contro termine relativi a una società della Nuova Zelanda del gruppo Deutsche Bank, al momento ha aperto una controversia che da sola potrebbe valere 1 miliardo (si veda ItaliaOggi del 20/10/11). Il fisco dunque ha contestato nel corso di accertamenti mirati in molti casi operazioni di attività strutturate realizzate con banche estere che fra il 2004 e il 2008 che avrebbero procurato centinaia di milioni di euro sotto forma di utili sottratti al fisco. Per le banche che hanno deciso di transare la motivazione dei comunicati è più o meno similare facciamo pace perché i processi hanno tempi lunghi ma il nostro operato è stato corretto. Nelle note, infatti si legge che la chiusura anticipata arriva: «Solo in ragione dell'inopportunità di contenziosi lunghi e onerosi e dell'imprevedibilità degli orientamenti giurisprudenziali, confermando peraltro la correttezza del proprio operato». E visto che in molte contestazioni del fisco si entra nel campo dell'abuso di diritto si sa che con quest'ultimo, l'abuso di diritto, (comportamenti astrattamente leciti ma penalizzati perché assunti al solo fine di non pagare le tasse) e l'incertezza dovuta ai suoi confini ormai illimitati non si scherza. Un'arma che, seppure l'amministrazione finanziaria, continua a ripetere di usare cum grano salis miete vittime importanti soprattutto per l'entità degli accertamenti. E sono circa tre anni che la Corte di cassazione, in assenza di una qualunque codificazione normativa, continua a pronunciare decisioni anche contrastanti fissando e spostando sempre più in avanti l'asticella del confine sull'abuso. Un tema che preoccupa e non poco le imprese che hanno sottolineato più volte che la conseguenza di questa incertezza è quella di abbandonare la pianificazione fiscale per il timore di vedersi contestato gli effetti di qualunque operazioni posta in essere con effetti molto pesanti per le sanzioni che vengono richieste. Ma il 2012 potrebbe sul punto portare delle novità. Il governo sta lavorando alla fase 2 e primo in agenda è proprio il progetto di codificare l'abuso di diritto. Per i tecnici del ministero dell'economia dovrà essere realizzata la piena assimilazione a livello normativo tra elusione fiscale e abuso di diritto.

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