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Le banche d’investimento Usa pronte a trasferire 250 miliardi a Francoforte

L’associazione delle banche estere in Germania (VAB o Verband der Auslandsbanken in Deutschland) stima che Brexit raddoppierà i bilanci delle 200 istituzioni finanziarie sue associate portandoli dagli attuali 400/440 miliardi a ben oltre 800 miliardi. Bloomberg intanto ha rivelato che le sole quattro grandi americane, JPM, Goldman Sachs, Citi e Morgan Stanley, trasferiranno da Londra a Francoforte 250 miliardi di impieghi (rispettivamente 100, 60, 50 e 40 miliardi non confermati). Gli assets in fuga dalla City of London in Europa continentale hanno un numerone che per quanto ancora ipotetico rende bene l’idea di quello che Brexit può comportare: un terremoto finanziario. Ma per le banche coinvolte in questo evento epocale, soprattutto nel caso di Hard Brexit, il numero che alla fine peserà di più sarà il capitale: fino a che punto le filiali con piena licenza bancaria in Europa continentale dovranno essere ricapitalizzate in base alle norme prudenziali per coprire i rischi di un portafoglio di asset che non sarà sicuramente composto solo di prestiti bancari – la semplice attività di banca commerciale – ma sarà CIB, corporate and investment banking: strumenti derivati, intermediazione e trading in azioni e bond, consulenza.
È solo dopo che sarà stabilita l’entità del capitale trasferito da Londra a una o più piazze finanziarie europee, dunque, che si potrà stimare il vero impatto di Brexit su Francoforte, che al momento è agli albori del suo potenziale lancio. Nel caso di JPM, per esempio, la strategia su Brexit è ripartita sulle tre piazze finanziarie europee dove JPM ha già una filiale con licenza piena bancaria e cioè FFM, Lussemburgo e Dublino. In secondo luogo, va stabilito il tipo di attività (derivati, intermediazione, consulenza, trading) e il capitale regolamentare richiesto. Gli esperti della materia alla VAB fanno presente che non tutta Londra dovrà essere trasferita in Europa continentale: stimano che solo il 25% degli asset o delle attività londinesi potrebbe arrivare a Francoforte, in assenza di passaporto europeo da Londra, perchè il rimanente 75% continuerà a servire la clientela nelle Americhe, in Asia, Africa, Medio Oriente.
Deutsche Bank, che è la più grande investment bank tedesca, sta prendendo tempo. La nuova responsabile per Brexit, Tiina Lee, intervistata da Handelsblatt ha spiegato che in caso di Brexit disordinata ci sarà un periodo di transizione per chiudere e riaprire altrove i derivati con clearing presso la London Clearing House. E la Borsa dei derivati tedesca Eurex ha calcolato che il 60% dei derivati OTC sui tassi d’interesse ha vita media di due anni e dunque molti contratti sono già scaduti dal referendum su Brexit e il clearing sui nuovi contratti a breve termine (DB ma non solo) è stato già trasferito all’Eurex di Francoforte. Detto questo, hard Brexit resta un incubo da costi stellari per qualsiasi banca e supervisore in Europa, nel Regno Unito e nel mondo e fino all’ultimo tutti sperano che sarà evitata.

Isabella Bufacchi

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