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Le banche confermano la cedola. Eba allenta la pressione sugli Npl

Mentre i regolatori europei tendono la mano alle banche allentando le maglie sul capitale, i rappresentanti europei degli istituti si interrogano sull’ipotesi di adottare una linea comune sul tema dell’erogazione dei dividendi rinviandone il pagamento a tempi migliori. Ma nel frattempo le banche, in assenza di indicazioni chiare, vanno avanti per la strada segnata e confermano almeno per il momento la dividend policy già annunciata.

La lettera di Jean Pierre Mustier

In una delle fasi più turbolente dal 2008, stretti tra l’esigenza di conservare il capitale a fini prudenziali e mantenere il rapporto di fiducia con gli investitori, i banchieri affrontano giocoforza il tema della revisione dei dividendi. Tanto che lo stesso lo stesso Ceo di UniCredit, Jean Pierre Mustier, in qualità di presidente della Federazione bancaria europea (Ebf), ha inviato una lettera riservata ai colleghi europei per cercare di definire un approccio comune sulla questione. In particolare, Mustier punterebbe a raccogliere una posizione condivisa sulla sospensione del pagamento dei dividendi, anche se lo stesso banchiere avrebbe posto il tema più sull’utile del 2020 che del 2019, come riportato da Bloomberg. I tempi per un eventuale cambio di programma del resto sono molto stretti: i dividendi saranno oggetto di voto da parte delle assemblee oramai alle porte. Non è escluso che il pagamento possa essere differito, magari nel terzo o quarto trimestre, quando lo scenario economico sarà più chiaro. Di certo c’è che oggi le principali banche italiane confermano le indicazioni sulle cedola fatte al mercato. Interpellate dal Sole 24Ore, Intesa Sanpaolo, BancoBpm, Ubi e Bper ribadiscono – come anticipato ieri – l’intenzione di procedere sulla strada tracciata in termini di payout. Nessun cambio di programma anche per UniCredit.

Non è chiaro se la mossa di Mustier, nella sua veste di numero uno dell’Ebf, segua un invito informale della Bce, o se invece nasca in maniera autonoma dalla stessa federazione che raccoglie 3.500 banche europee. A quanto risulta al Sole 24Ore, nei giorni scorsi ci sarebbero state interlocuzioni tra i vertici dell’Ebf – lo stesso Mustier, il presidente del comitato esecutivo, il tedesco Christian Ossig, e il segretario generale olandese Wim Mijs – con il presidente dell’Ssm Andrea Enria e il presidente Eba José Manuel Campa. Al centro del confronto ci sarebbero state proprio le misure studiate dalla Vigilanza per dare sostegno alle banche e liberare capitale – e non è escluso che in quell’occasione il tema dei dividendi sia finito sul tavolo. Di certo ogni giorno si amplia il fronte delle Authority che chiedono agli istituti di stringere il rubinetto delle erogazioni agli azionisti. Dopo la Bafin tedesca e la svedese Finansinspektionen, ieri è stata la volta della autorità finanziaria norvegese.

La questione dei dividendi è particolarmente delicata, per gli istituti. E trovare un punto di equilibrio tra le diverse istanze non è facile. Da una parte la conferma il dividendo, vista la fame di liquidità da parte degli investitori, può risultare un atout importante nel confronto con altri competitor. Nel contempo, gli investitori globali valutano con grande attenzione chi è in grado di rispettare le promesse sui dividendi e chi, invece, deve rivedere gli impegni: dunque una virata con una stretta al dividendo, se fatta in autonomia, potrebbe diventare uno stigma e un boomerang sotto il profilo borsistico. In ultimo, rimane il tema della possibile legittimità di un provvedimento Bce su un eventuale stop ai dividendi su ampia scala. Per sua natura, la Vigilanza può agire sulle misure prudenziali di secondo pilastro, e con provvedimenti specifici banca per banca, peraltro con indicazione di “aspettative”. Ciò non esclude che possa esserci una moral suasion in questo senso a livello di settore, ma gli spazi di manovra anche per Francoforte sono limitati. «La Bce non sta chiedendo alle banche di sospendere o ridurre la distribuzione dei dividendi o dei buy-back – diceva la stessa Bce nei giorni scorsi – ma si aspetta che le banche adottino decisioni prudenti alla luce del deterioramento dell’outlook economico».

I chiarimenti dell’Eba

Insomma si vedrà. Ieri intanto è giunto dall’Eba un importante chiarimento sulla scia delle indicazioni già arrivate da Bce sul tema dei crediti deteriorati. L’Authority ha confermato un’applicazione flessibile delle regole bancarie nella crisi attuale e che «in caso di moratoria del debito non c’è la classificazione automatica nello status di fallimento, in bonis o deteriorati, o secondo le regole contabili Ifrs9». L’Eba ha accolto le diverse istanze, tra cui quelle dell’Abi, secondo cui nell’applicazione del principio contabile internazionale Ifrs9, le banche avranno margini di discrezionalità per distinguere tra i mutuatari la cui posizione creditizia non sarebbe significativamente influenzata dalla situazione attuale a lungo termine e quelli che è improbabile che ripristineranno il loro merito creditizio.

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