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Le banche cercano una vera rivincita

Piazza Affari cambia passo. E nell’arco di poche settimane — dal 10 dicembre 2012 al 15 gennaio scorso — mette a segno una performance del 13,55%, oltre due volte il risultato dell’intero 2012, chiuso con un onesto, ma non eccezionale, rialzo del 5,88% dell’indice generale di Borsa Ftse Italia All-Share.
La media delle performance, tuttavia, non racconta l’intera storia. Infatti, come mostra la tabella, ci sono settori come le banche e i media che in poco più di un mese hanno messo a segno incrementi del 27,2% e del 23,1% rispettivamente. Seguiti a ruota dal comparto auto (+15,5%), dall’immobiliare (+19,1%) e dell’hi tech (+14%).
Previsioni
Performance che potrebbero essere un primo assaggio dei risultati dei prossimi dodici mesi. Perché banche e assicurazioni, industriali, media e hi tech, potrebbero essere soltanto all’inizio di una rimonta appena cominciata. Questo, perlomeno, è quanto emerge dai risultati della tradizionale ricerca mensile condotta da Bofa Merrill Lynch sull’orientamento delle scelte di un panel di circa 250 grandi investitori professionali in Europa.
In Italia, tuttavia, la situazione appare condizionata da elementi «locali». «Il forte rimbalzo del listino milanese, e in particolare del settore bancario trae alimento dal brusco restringimento dello spread tra i Bund e i Btp che da metà dicembre a oggi è sceso di quasi il 30% passando da 350 a circa 260 punti base», sottolinea Dario Longobardi, portfolio manager di Augustum Opus Sim, società indipendente di consulenza e di gestione del risparmio.
A questo punto, secondo gli analisti di Augustum Opus, se la riduzione degli spread dovesse continuare, saranno proprio il settore delle banche e dei servizi finanziari a trarre il maggior beneficio, con in testa titoli come Intesa Sanpaolo e Azimut. Mentre sono dati come favoriti Stm tra i tecnologici, Ferragamo nel lusso, Prysmian e Pirelli nell’industria, Enel, nelle sofferenti (ma in rimonta) utilities.
A sorpresa, infatti, sono proprio le utilities e le auto, comparti bocciati dalla maggioranza dei gestori europei che hanno risposto all’indagine di Merrill Lynch, due dei settori favoriti nel 2013 dalla grande banca d’affari americana Goldman Sachs. E i rialzi a doppia cifra dell’ultimo mese e mezzo in Piazza Affari sembrano confermare questa visione.
Le maggiori differenze tra gli esperti riguardano invece il settore finanziario, chiave di volta, visto il suo peso in termini di capitalizzazione, del listino milanese. Da un lato Goldman Sachs giudica il comparto «neutral», a livello europeo, sulla base di un probabile calo degli utili dovuto alla recessione nell’eurozona. Dall’altro la stessa Goldman Sachs e i gestori italiani sono convinti che il settore bancario, nei paesi periferici dell’eurozona, Italia e Spagna in testa, potrà avvantaggiarsi delle norme meno restrittive in tema di criteri di capitalizzazione e di una ulteriore riduzione degli spread.
Argomentazioni
«Intesa Sanpaolo, in particolare, è la banca italiana con la migliore situazione patrimoniale e con possibilità di un dividendo stabile o addirittura crescente nei prossimi anni. Inoltre a questo livello di prezzo meritano una considerazione anche le Intesa risparmio, che con un dividendo di 5 centesimi offrono un rendimento superiore al 4%», sottolinea Longobardi.
Il favore verso gli alti dividendi è condiviso da Peter Oppenheimer di Goldman Sachs. «Le utilities sono largamente sottopesate nei portafogli degli investitori europei, ma a causa delle basse valutazioni raggiunte offrono un livello di rendimento per dividendi nettamente superiore a quello dei titoli di Stato di lungo termine. Per questa ragione la nostra valutazione è positiva sull’intero comparto», sostiene lo strategist. Sulla principale utility italiana, Enel, si segnala il giudizio buy di Société Générale, con prezzo-obiettivo a 3,5 euro, contro una quotazione corrente di 3,2.
In generale, tuttavia, con la sola eccezione delle utilities gli investitori istituzionali prediligono i titoli più ciclici. Tra questi Fiat, che ha appena confermato i propri impegni industriali in Italia e si appresta a concludere una joint venture con i produttori cinesi, è giudicata un «accumulate» da Banca Akros, con prezzo-obiettivo a 4,60 euro e un buy da Oddo&Cie, con target a 5 euro, rispetto agli attuali 4,2. Generali, infine, che appartiene al settore vincente degli assicurativi, ha appena annunciato il proprio piano di sviluppo triennale. Il Leone di Trieste, che nelle ultime quattro settimane ha macinato una performance di circa il 10% e che arriva oggi a sfiorare una quotazione di 14 euro per azione potrebbe raggiungere i 16 a giudizio degli analisti di Société Générale e di Hsbc.

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