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Le banche cedono l’inoptato Unipol

Il collocamento dell’inoptato Unipol da parte delle banche straniere appartenenti al consorzio di garanzia sarebbe a un passo dal venir concluso. Nelle ultime sedute Barclays, Nomura, Deutsche Bank, Ubs, Morgan Stanley e Credit Suisse avrebbero riversato sul mercato buona parte dei titoli in portafoglio. Tanto, si dice, da avere di fatto chiuso la posizione sulla compagnia bolognese. Una scelta evidentemente disancorata dall’andamento del titolo a Piazza Affari, certamente non premiante, ma legato, piuttosto, alla volontà di archiviare l’anno senza strascichi importanti sulla vicenda Unipol-Fondiaria Sai. Con più cautela, invece, si starebbero muovendo le due banche italiane, Mediobanca e Unicredit, che allo stato avrebbero mantenuto la posizione.
Quanto alle mosse degli istituti stranieri, che si erano accollati più o meno il 50% dell’inoptato, buona parte possono essere ricostruite analizzando i movimenti di Borsa del titolo Unipol delle ultime sedute. In particolare, dal 3 dicembre a oggi sono transitate sul mercato ben 41,1 milioni di azioni, ossia poco meno della metà dei titoli rimasti in portafoglio alle banche (86 milioni). Già in precedenza, attraverso piccoli lotti, le banche avevano lentamente allentato la presa sul gruppo. Il prezzo realizzato, sulla carta, è evidentemente ben distante da quello pagato in sede di sottoscrizione dell’aumento di capitale, avvenuto a 2 euro a titolo.
Possibile, tuttavia, che gli istituti abbiano utilizzato strumenti di copertura per limitare le perdite. Unipol, infatti, dal 3 dicembre scorso ha oscillato in un range compreso tra gli 1,5 euro e gli 1,32 euro della chiusura di ieri. Proprio ieri, peraltro, è stata la giornata che ha registrato gli scambi più intensi, con ben 12,6 milioni di pezzi passati di mano, e la flessione più marcata (-6,77%) degli ultimi giorni. Una discesa alla quale potrebbero aver contribuito, oltre alle vendite da parte delle banche, anche le indiscrezioni di stampa secondo cui Consob sarebbe pronta a contestare formalmente a Unipol la mancata iscrizione a conto economico del 2011 di poste negative sul pacchetto di titoli strutturati per 200-300 milioni.
Sulla vicenda non è stato possibile raccogliere commenti ufficiali. Di certo, come è noto, Unipol stessa in occasione della diffusione dei dati dei nove mesi aveva comunicato che l’Autorità era al lavoro su questo fronte. Nel dettaglio la compagnia aveva a suo tempo sottolineato che, come peraltro già evidenziato nel prospetto informativo relativo all’aumento di capitale, «stanno proseguendo, da parte della capogruppo Unipol e delle competenti Autorità di Vigilanza, le analisi e le verifiche relative alla classificazione e contabilizzazione dei titoli cosiddetti “strutturati”».
In quest’ottica, va precisato che Unipol iscrive perdite o guadagni su questa particolare posizione in una riserva apposita, detta riserva Afs, e che le analisi che Consob sta conducendo chiamano in causa il bilancio 2011. Ciò, tradotto, significa che gli eventuali effetti dovranno essere assorbiti nel conto economico del passato esercizio, e quindi, tendenzialmente sull’ultima linea di bilancio, che già aveva segnato un rosso di 94 milioni. Mentre non dovrebbe esserci alcun impatto a livello patrimoniale.

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