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Le banche bocciate tirano giù la Borsa

È stata una giornata  di tempesta, ieri,  a Piazza Affari che ha chiuso con una perdita del 2,40%, a 19.028 punti. A trascinarla in basso il calo dei titoli bancari ed in particolare il crollo delle quotazioni di Mps e di Carige.  Le due banche hanno pagato pesantemente  la bocciatura subita agli esami condotti dalla Bce in vista dell’avvio della Vigilanza unica il prossimo 4 novembre. Mps, sospesa a più riprese dalle contrattazioni, è arrivata a perdere il 21,5%,  mentre Carige è caduta del 17%.   Le vendite, e i ribassi, però non hanno coinvolto solo gli istituti di Siena e Genova, ma hanno colpito un po’ tutti i titoli bancari, anche quelli di banche come  Ubi Banca (-5,15%),  Intesa Sanpaolo (-3,14%) e Unicredit (-2,55%), uscite a testa alta, registrando importanti eccedenze di capitali, dai test di Francoforte.  Evidentemente la reazione degli investitori  ha registrato il fatto che l’Italia, anche per la comunicazione a gradi degli esiti del  Comprehensive assestment   che all’inizio indicava  9 banche – nella gran parte Popolari –  del nostro Paese in difficoltà sulle 15 che si erano sottoposte alla verifica,  ha dato l’impressione di non uscire bene dall’esame europeo. Nonostante le rassicurazioni date dalla Banca d’Italia sulla solidità del sistema e anche dai principali analisti che hanno sottolineato l’esito complessivamente positivo dei test, visto che tutte e 15 banche hanno superato lo scoglio della verifica degli attivi di bilancio, e  – ma non più di  2 – sono state messe in difficoltà solo dalle prove di resistenza (stress test) rispetto ad uno scenario economico  tanto disastroso quanto improbabile.   In ogni caso ieri Piazza Affari è stata la peggiore in Europa –  seguita da Madrid (-1,39%, Francoforte (-0,95%), Parigi (-0,78%) e Londra (-0,40%) – e la Consob è intervenuta due volte, la prima, in mattinata per vietare le vendite allo scoperto per i titoli Mps e Carige così da  frenarne il crollo e  la seconda in serata per annunciare il prolungamento del divieto, reso più ampio,  fino al 10 novembre, data entro la quale le due banche dovranno presentare il  piano di rafforzamento del capitale da realizzare entro luglio.  Il  mood  negativo sull’esito degli stress test si è propagato anche sul mercato secondario facendo risalire i tassi dei titoli di Stato italiano, in controtendenza con il trend della giornata, il rendimento del Btp decennale è salito al 2,55% e lo spread con il bund tedesco di pari durata è tornato ad ampliarsi a 168 punti base,  distanziandosi in modo marcato dai Bonos spagnoli  dai quali ora sono divisi da 42 punti base, per la prima volta dal febbraio 2012. Sul mercato però i principali analisti – anche a dispetto della stampa straniera che ieri da  Ft a WSJ per non parlare dei quotidiani tedeschi ha puntato l’indice sulla debolezza del sistema bancario del nostro Paese – sono convinti che la tempesta non durerà molto.

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