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Le banche al collasso ora i greci hanno paura “Stanno per finire i soldi non arriviamo a giovedì”

Dopo una raffica di summit, qualche decina di ultimatum e una buona dose di D-Day, l’incubo della Grexit rischia di materializzarsi — più prosaicamente e senza scomodare la politica — con un messaggio d’addio in sole tre parole: «Prelievo non disponibile». Le banche sono chiuse da due settimane. I greci fanno la coda al bancomat ogni mattina per ritirare i loro 60 euro quotidiani. La Bce ha chiuso a quota 89 miliardi i suoi prestiti d’emergenza. «E io vivo come un incubo il giorno in cui arriverò allo sportello, digiterò il Pin e scoprirò che di soldi, la banca, non me ne dà più» confida Angeliki Koulokouris, in fila ieri sera davanti alla Piraeus Bank di Odos Panepistaemiou. Dal governo arriva lo stesso messaggio: «La Grecia non può permettersi di aspettare fino a giovedì per una qualche forma di sblocco di liquidità, le banche sono al collasso».
Ventiquattro ore di respiro (pari ad altri tre biglietti da 20) forse ci saranno: «Alle condizioni attuali siamo in grado di erogare denaro fino a lunedì», ha spiegato sabato Louka Katseli, presidente dell’associazione bancaria ellenica, ad Alexis Tsipras. Domani — senza nuove iniezioni di liquidità — c’è il buio. E il rischio che a portare Atene fuori dall’euro non sia una ponderata decisione del suo governo o un diktat di Wolfgang Schaeuble, ma la drammatica necessità di stampare dalla sera alla mattina una nuova valuta con cui riempire gli sportelli automatici per tenere in piedi l’economia nazionale.
LE CASSE VUOTE
«Oggi per fortuna è andata bene », dice Angeliki infilando nel portafoglio le banconote blu dopo un’attesa di una decina di minuti. Il prelievo è ancora disponibile. Tutti sanno però che siamo davvero agli sgoccioli. Nei caveau degli istituti la liquidità entra da mesi con il contagocce. Le banche non riescono per ovvi motivi a finanziarsi sul mercato. E da una settimana, in attesa dell’accordo con i creditori, anche Eurotower ha chiuso i rubinetti e non sborsa più un centesimo.
Il flusso in uscita invece è un fiume in piena. Da dicembre a oggi i risparmiatori, fiutando l’arrivo dei controlli di capitali, hanno ritirato 45 miliardi in contanti riducendo a 125 miliardi i depositi sui conti correnti. In questi giorni, 60 euro alla volta, l’emorragia continua. E la scorta di banconote conservate alla zecca di Holargos, sulla strada tra il centro di Atene e l’aeroporto, sono ridotte al lumicino. «Durante la crisi del 2012, quando eravamo nella stessa situazione di oggi, Mario Draghi ci aveva lanciato un salvagente», ricorda Sthatis Perrakis, impiegato della Eurobank. La Bce, dicono indiscrezioni mai smentite, aveva stipato alcuni aerei-cargo della Maersk di contanti — si dice almeno 5 miliardi di euro — e li aveva spediti in Grecia per riempire i bancomat ed evitare di far implodere (anche socialmente) il paese. «Il mio sospetto è che qualcosa del genere stia succedendo anche in questi giorni — ride Sthatis — visto che dagli sportelli automatici escono quasi sempre banconote nuove di zecca, lucide e perfettamente stirate». Non è il solo a sospettarlo. Le frizioni tra Draghi e Schaeuble al summit di ieri — è la vulgata a Bruxelles — sarebbero nati perché il ministro delle Finanze tedesco avrebbe accusato il governatore di aver ripreso in qualche modo il ponte-aereo per puntellare lo scricchiolante sistema bancario ellenico. Leggende forse, visto che a Holargos ieri la situazione sembrava tranquillissima.
“SI SALVI CHI PUÒ”
Il timore dei risparmiatori non è solo quello di rimanere temporaneamente senza soldi. «A casa mia, come in tutti gli appartamenti del paese, ci siamo messi da parte una bella scorta di denaro già da fine 2014», assicura Anna Moussou, 23enne studentessa di legge e i contanti in circolazione, secondo i calcoli della Banca di Grecia, sono arrivati alla stratosferica cifra di 45 miliardi, il 50% in più di fine 2014. «Il vero problema è quanti ne ritroveremo sui conti correnti quando le banche torneranno a funzionare», dice Anna. Cos’è successo a Cipro nel 2013 se lo ricordano tutti. La Troika impose la chiusura degli istituti per approvare il piano di salvataggio del paese. E quando li riaprì, tutti i depositi sopra i 100mila euro erano stati convertiti in azioni della banca, con una perdita secca del 40% del loro valore. «A dar retta alle voci, a noi rischia di andare peggio», continua Anna.
Vero: il tam tam parla di un prelievo forzoso del 30% per i depositi oltre gli 8mila euro. Fantafinanza? Chissà. Nel dubbio, chi può corre ai ripari e prova a svuotare il suo conto aggirando la serrata: in pochi giorni dopo il 29 giugno sono state emesse 500mila nuove carte di credito per consumare — finché si può — i soldi conservati in banca. Sono stati attivati oltre 50mila conti online e la gente cerca di spalmare i suoi risparmi su più depositi possibili, per rimanere sotto gli 8mila euro. Molti, pur di non lasciare la liquidità nei caveau, hanno saldato in fretta e furia gli arretrati con il fisco. «Io ho girato all’erario tutti i 4.800 euro che dovevo da gennaio per il negozio — racconta Takis Yannopoulos, panettiere a Nea Philadelphia — I soldi tanto se li sarebbero presi lo stesso e almeno così ho chiuso i conti con l’agenzia delle entrate ». Che a inizio luglio ha registrato un incasso imprevisto di 700 milioni.
I CONTI DI BRUXELLES
Lo stato di salute delle banche elleniche è stato passato in questi giorni ai raggi X da gruppo di esperti dell’Eurogruppo. Quattro clienti su 10 non riescono più a pagare le rate dei loro mutui. «Molti perché non possono — dice Takis — molti perché, con il paese nel caos, preferiscono tenersi i soldi in tasca». I prestiti in sofferenza, quelli cioè che non vengono più onorati, sono una montagna di 75 miliardi, il 35% del totale.
I tecnocrati della Ue hanno preso il calcolatore, fatto due conti, e il risultato finale è da brividi: per rimettere in piedi le banche, se si salverà la Grecia, serviranno 25 miliardi. I quattro grandi istituti nazionali potrebbero ridursi a due. Buona parte del conto verrà saldato grazie ai prestiti del nuovo piano di aiuti. Il resto, è il timore dei risparmiatori greci, dovranno metterlo loro.
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