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Le banche accantonano per gli Npl

Le banche italiane continuano a registrare maggiori accantonamenti per perdite su crediti e pressione sui ricavi core. Gli esperti di Dbrs Morningstar hanno osservato che nel primo semestre Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Mps, Ubi, Creval e Popolare di Sondrio hanno accusato una perdita netta complessiva di 464 milioni di euro rispetto all’utile di 6,2 miliardi dello stesso periodo del 2019. È quanto si legge su milanofinanza.it. L’utile netto aggregato è stato di circa 1,1 miliardi nel secondo trimestre rispetto ai 3,7 mld di dodici mesi prima e al rosso di 1,6 mld del primo trimestre di quest’anno.

I risultati di gennaio-giugno sono stati influenzati da minori entrate e da maggiori accantonamenti per perdite sui crediti durante il lockdown. I risultati hanno anche evidenziato oneri di ristrutturazione e svalutazioni delle imposte differite (Dta). Diverse banche, inoltre, hanno confermato la loro guidance sul costo del rischio a circa 90-100 punti base per il 2020 e a 80-90 per il 2021, ma è troppo presto per dire se sarà sufficiente. «Siamo consapevoli che la maggior parte degli accantonamenti per perdite su crediti si riferisce ancora a prestiti performanti, prestiti di fase 1 e fase 2», precisa l’agenzia di rating. «Per il momento misure di alleggerimento, come moratorie e prestiti garantiti dallo Stato, impediscono l’accumulo di crediti in sofferenza, Npl o prestiti di fase 3».

Il secondo trimestre ha evidenziato anche un rallentamento delle richieste di moratoria del debito e una contestuale accelerazione delle richieste di prestiti garantiti. Alcuni prestiti in moratoria sono passati dalla fase 1 alla fase 2. Non è ancora possibile valutare l’entità della potenziale migrazione negativa di tali esposizioni nella fase 3. In ogni caso, le riserve di capitale rafforzate delle banche forniscono un supporto per resistere all’impatto negativo della crisi.

Quanto ai ricavi aggregati, sono diminuiti del 10% su base trimestrale fra aprile e giugno e del 5% nel primo semestre su base annua, con i ricavi core (net interest income e commissioni nette) in calo del 6% t/t e del 4% a/a. «Prevediamo che la pressione sul net interest income continuerà sino a fine anno», affermano gli analisti di Dbrs Morningstar.

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