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Le azioni tentano la rincorsa sui BTp

Il vertice di Bruxelles della scorsa settimana è uno di quegli eventi in grado potenzialmente di sparigliare le carte sulla tavole dei mercati finanziari, un «game changer» come direbbero gli anglosassoni. Le dinamiche che guidano gli investitori hanno però bisogno di tempo per consolidarsi, ed è per questo che anche i risparmiatori devono valutare con attenzione se sia il caso di mollare (o semplicemente sottopesare in un portafoglio ideale) i titoli di Stato per abbracciare di nuovo la Borsa.
Rimanendo in territorio italiano (ma altri Paesi rivelano dinamiche piuttosto simili), gli ultimi 15 mesi hanno mostrato una chiara «forza relativa» dei titoli di Stato italiani nei confronti di Piazza Affari, anche al di là delle cedole. È vero che a lungo i prezzi dei BTp hanno sofferto i contraccolpi della crisi del debito europeo e che non possono certo considerarsi dei «safe haven» come i Bund tedeschi, ma rispetto agli indici di Borsa in caduta libera hanno comunque tenuto in modo migliore. Il grafico a fianco, che mette in relazione il valore del BTp Future e l’indice Ftse Mib (più la linea sale, più gli investitori preferiscono i bond alle azioni di Piazza Affari), è piuttosto chiaro. La tendenza crescente in atto dalla scorsa primavera testimonia infatti il dominio dei «Buoni» e rivela un’altrettanto evidente avversione al rischio dietro le decisioni degli investitori.
Nel mese di giugno, e in particolare negli ultimi giorni, attorno al Summit Ue, qualche cambiamento sotto questo aspetto si è pur visto, l’inversione parziale potrebbe però non essere sufficiente a eliminare la tendenza di fondo a favore dei BTp. Lo conferma anche il fatto che le decisioni adottate a Bruxelles hanno infiammato i listini azionari venerdì, ma già nella seduta di ieri gli investitori sono tornati a mostrare più interesse per i titoli di Stato (il rendimento del decennale italiano, per esempio, si è abbassato di altri 9 punti base al 5,74%) che non per l’azionario (la Borsa di Milano è salita «soltanto» dello 0,24%).
L’analisi «intermarket», quella che studia le relazioni che si sviluppano fra i diversi mercati finanziari per fornire indicazioni utili in chiave di investimento, dice insomma che sul mercato italiano resta l’avversione al rischio. È indubbio che a favore dei prezzi dei Btp abbiano giocato anche le decisioni europee in materia di misure antispread, ma nel complesso perché l’equity torni prepotentemente alla ribalta e possa in termini di forza relativa prevalere sul reddito fisso serve ancora tempo. Occorre una crescita della fiducia verso l’investimento più a rischio che al momento non si vede ancora nei comportamenti degli investitori, in Italia e per la verità neppure nel resto del mondo: non resta che attendere, l’indicatore di forza dirà quando il «sentiment» degli ultimi mesi sarà davvero cambiato sui mercati nazionali.

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