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Le aziende puntano sui benefit

Dalle coperture assicurative al servizio di lavanderia e stireria, sono sempre di più le aziende che lasciano ai dipendenti la possibilità di scegliersi i benefit. Sarà colpa della crisi che ha ridotto se non addirittura falciato gli incrementi salariali, ma l’assegnazione dei benefit si conferma sempre di più come una leva retributiva importante, un meccanismo di valorizzazione delle risorse umane e della carriere su cui sempre più aziende contano. Al punto che oggi un’impresa su due ha introdotto la possibilità per i dipendenti di scegliersi il mix di benefit, trasformando quindi ciò che una volta era considerato un semplice obbligo contrattuale in uno strumento per rispondere ai bisogni dei propri dipendenti (71%) e accrescere il senso di appartenenza e partecipazione alla propria azienda (53 per cento).
A certificare questo trend è uno studio (“Emea Employee Choice Survey in Benefits” 2014) realizzato da Mercer Marsh Benefits su un campione di ben 636 aziende in 17 paesi dall’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa). La survey mostra un aumento anche nella percentuale di aziende che dichiarano di offrire un vero e proprio piano di flexible benefit: pur restando ancor distante dal 27% delle media Emea, infatti il nostro paese passa dal 5% nel 2012 al 17 per cento. Inoltre, tra chi ancora non ha introdotto flessibilità nella scelta dei benefit, ben l’88% delle aziende dichiara che ne sta valutando l’inserimento nei prossimi due anni. Si tratta di un trend positivo per i benefit flessibili e volontari, che allinea l’Italia agli altri paesi dell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa): l’Italia si trova al quarto posto con il 56% di aziende che consentono la personalizzazione dei benefit, dopo la Spagna, al primo posto con l’84%, Regno Unito (74%) e Polonia (67%). Fra le motivazioni che spingono le aziende italiane a puntare sui programmi di benefit, oltre alla necessità di rispondere a una crescente “domanda” della popolazione aziendale e migliorare l’engagement, compare la ricerca di strumenti retributivi più efficienti e innovativi (53 per cento).
A frenare invece l’adozione di piani di benefit flessibili è soprattutto l’ansia che si traducano in un aumento dei costi (86%), nonostante il 67% delle aziende che ha già implementato questi programmi dichiari che l’introduzione dei flexible benefit ha portato a una riduzione del costo totale dell’offerta aziendale e l’8% che non avuto impatti. Segue con il 78% la complessità amministrativa, e con il 66% le barriere fiscali e legali.
Il 39% delle aziende che in Italia hanno inserito forme di flessibilità o volontarietà nei benefit, l’ha fatto dopo aver effettuato indagini sui proprio dipendenti: una percentuale decisamente superiore alla media del campione a livello Emea (30%). Del resto nel 75% dei casi in Italia, i piani di flexible benefit si rivolgono non solo al management ma a tutti dipendenti.

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