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«Le aziende più solide? Nate prima del 1951»

Le volete affidabili? Devono avere almeno 63 anni. Le aziende italiane economicamente più solide sono quelle fondate prima del 1951. A sostenerlo è l’analisi sui migliori partner commerciali ( aggiornata al 31 dicembre 2013) realizzata da Cribis D&B, la società del Gruppo Crif specializzata nella business information. Nello studio le ditte individuali e le società attive in Italia sono state classificate sulla base della probabilità di generare insoluti commerciali nei 12 mesi successivi al momento della rilevazione, attraverso un modello originale che si basa su indici di bilancio, esperienze di pagamento, informazioni pregiudizievoli oltre a informazioni anagrafiche, forma giuridica, area geografica di appartenenza, dimensione e anzianità aziendale.
E stando ai numeri, questo non è un paese per giovani. Neanche se si tratta di aziende. Infatti sono le imprese fondate prima del 1951 a risultare più affidabili (con una quota pari al 34,87% del totale) mentre quelle maggiormente a rischio sono le imprese costituite negli ultimi 3 anni, ovvero dall’1 gennaio 2011 a fine 2013, proprio quando la seconda ondata della crisi economica si è abbattuta sul nostro sistema produttivo.
In compenso però viene sfatata la tesi che vuole le vecchie imprese più deboli dal punto di vista patrimoniale perché più fedeli al vecchio modello «azienda povera imprenditore ricco». Evidentemente negli anni, soprattutto dopo l’esplosione della crisi, le aziende storiche hanno deciso di consolidare il patrimonio, diventando più strutturate e dunque commercialmente più affidabili.
La ricerca però evidenzia un altro aspetto particolare: più si scende di dimensione più cala la solidità delle imprese. Solo una su tre (32%) delle medie imprese è affidabile. Circa una su otto delle piccole (16,38%) e una su 20 delle micro (5,16%). Un dato importante considerando che il 95% delle imprese italiane è classificata nella categoria micro.
Naturalmente esistono settori particolarmente colpiti dalla congiuntura economica che ne ha minato la solidità: I macrosettori meno affidabili sono l’edilizia, i trasporti e distribuzione e il commercio al dettaglio. Tra i virtuosi invece a spiccare ci sono le imprese che operano nel settore dei servizi finanziari. Un po’ più sorprendente scoprire che le aziende che hanno una più alta percentuale di migliori partner commerciali appartengono a settori molto lontani da finanza e mercati: agricoltura, foreste, caccia e pesca .
Nessuna sorpresa invece dal punto di vista territoriale: il Nord Est è l’area geografica che vanta la migliore percentuale di solidi partner commerciali e il Sud è il territorio in cui le imprese mostrano un alto rischio di solvibilità.
A livello regionale però è il Piemonte che ospita il maggior numero di aziende solide (anche perché quella è la regione in cui si concentra un alto numero di imprese ove 60) con Biella che si laurea la provincia d’Italia, in assoluto, più affidabile commercialmente (seguita da Cremona e Mantova). Si tratta di una rivincita di quel tessile che ha fatto la storia del biellese e che da qualche anno è tornato solido anche grazie a investimenti in ricerca e sviluppo che hanno rilanciato il comparto in Europa, Usa e nei paesi emergenti.
L’analisi però non deve apparire una sentenza di condanna per le start up. Anzi, è un’ulteriore conferma che nel nostro paese le idee da sole fanno fatica a reggersi in piedi. Servono capitali e investitori capaci di scommettere su nuovi imprenditori e nuove aziende. Da mettere in vetrina insieme alle solite, affidabili «vecchie».

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