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Le attività Fintech al rodaggio

Il Parlamento ha ammesso la possibilità, per gli operatori istituzionali e le startup che si occupano di Fintech, di «sperimentare» nuove e creative modalità di rendere servizi in ambiti tradizionalmente sottoposti alla vigilanza, in quanto impattanti su mercati sensibili di consumo. Settori come quello bancario, assicurativo e finanziario. Il ministero dell’economia, infatti, ha avviato la consultazione sullo schema di decreto ministeriale della sandbox Fintech; si tratta di un adempimento appositamente richiesto dall’articolo 36 del decreto legge crescita n. 34/2019, che prescrive l’adozione di uno o più regolamenti del ministero dell’economia e delle finanze, sentiti la Banca d’Italia, la Consob e l’Ivass, per la disciplina delle condizioni e delle modalità di svolgimento di una sperimentazione relativa alle attività di tecno-finanza (FinTech). Condizioni volte al perseguimento, mediante nuove tecnologie, dell’innovazione di servizi e di prodotti nei settori finanziario, creditizio, assicurativo

Il tema è talmente nuovo, dai contorni mobili e a volte sfumati, con un glossario tutto da costruire che il Parlamento ha inaugurato di fatto una procedura normativa non prevista, al momento, sui libri di diritto costituzionale: la «sandbox». Secondo Wikipedia, il termine sandbox identifica normalmente un ambiente estraneo, diverso da quelli ordinari di sviluppo e test informatico, in cui possono essere fatte sperimentazioni che potrebbero non portare neppure ad aprire una fase di sviluppo, e il cui scopo è quello di investigare sugli effetti di eventuali modifiche o sviluppi che sono ancora nella fase di «studio della fattibilità» o di «analisi costi-benefici» di una nuova applicazione.

Nel complesso, lo schema di regolamento in consultazione è volto a promuovere l’innovazione tecnologica, consentendo le imprese FinTech. Meglio. Il decreto ministeriale mira proprio a indicare il «recinto» entro cui gli operatori potranno «giocare con la sabbia», ossia testare nuovi servizi e prodotti legati all’impiego di tecnologie informatiche nei settori finanziario, creditizio, assicurativo, sotto il monitoraggio dell’autorità di vigilanza competente e per un periodo di tempo limitato, non superiore a 18 mesi. Un recinto, va detto, con tante regole. Perché ogni sperimentazione dovrà essere «contrattata» con l’autorità di vigilanza di riferimento. E, in ogni caso, se la sperimentazione dovesse andare a buon fine, l’attività tornerà sotto l’alveo ordinario della vigilanza.

Anche il ministero dell’economia ha chiesto «l’aiuto da casa», non solo perché ha messo in consultazione lo schema di decreto, ma anche perché ha evidenziato in rosso alcune domande; queste, più che essere «volte a guidare e ad agevolare la partecipazione alla consultazione da parte dei soggetti interessati» appaiono come una richiesta di verifica sull’opportunità della direzione assunta.

Nel merito, la bozza di decreto ministeriale disciplina la costituzione del «comitato Fintech» presso il Mef, quindi l’ambito di applicazione e le condizioni a cui la «sperimentazione» sarà ammissibile. In estrema sintesi:

1) indica quali sono le attività per le quali è ammessa la sperimentazione, alternativamente in:

– attività soggetta all’autorizzazione o all’iscrizione in un elenco da parte di almeno una delle tre autorità di vigilanza;

– attività, che pur essendo soggetta ad autorizzazione o iscrizione in un elenco da parte di almeno un’autorità di vigilanza non ricade tra queste perché:

– i) non è svolta a titolo professionale;

– ii) non è svolta nei confronti del pubblico o è svolta nei confronti di un pubblico circoscritto;

– iii) rientra in un caso di esclusione previsto dalla legge;

– attività consistente in un servizio da svolgere nei confronti di un soggetto vigilato o regolamentato da almeno un’autorità di vigilanza;

– attività svolta da un soggetto vigilato o regolamentato da almeno una delle tre autorità di vigilanza, perché incide su profili oggetto di regolamentazione dei settori bancario, finanziario o assicurativo.

2) indica i presupposti di ammissibilità tra i quali: la presenza di elementi di novità e di innovazione nei comparti considerati; il valore aggiunto per gli utenti o per il sistema; lo stato di «sufficiente» sperimentazione ecc.

Lo schema di decreto ministeriale definisce anche le categorie di soggetti che possono chiedere l’ammissione alla sperimentazione (siano essi startup o soggetti già operanti nei vari settori); alveo da cui restano esclusi i soggetti sottoposti a procedure di sovraindebitamento (anche ultimi tre anni) e gli imprenditori commerciali con problemi finanziari o economici, anche concursuali. Quindi, il provvedimento disciplina: contenuti, presentazione della richiesta, interlocuzione con le Autorità, istruttoria. E, soprattutto, norma la sperimentazione i cui contorni dovranno essere autorizzati, rendicontati e monitorati dell’autorità.

I contributi dei soggetti interessati sullo schema di regolamento in consultazione dovranno pervenire entro e non oltre il 19 marzo 2020.

Infine, in tema di Fintech e, in particolare, di moneta virtuale, il Tar Lazio ha pubblicato il 27 gennaio scorso la sentenza n. 01077/2020 con cui ha rigettato per inammissibilità il ricorso, presentato da alcune associazioni rappresentative nel settore blockchain, contro l’inserimento, da parte dell’Agenzia delle entrate, delle valute virtuali nell’ambito del «monitoraggio fiscale», individuando i detentori quali destinatari degli obblighi.

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