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Ecco le armi segrete che la Bce può ancora sfoderare

FRANCOFORTE

La Federal Reserve ha fatto passi da gigante, come da ultimo quello di tagliare i tassi di un punto percentuale portandoli allo zero in un colpo ed ampliare il QE di 700 miliardi di dollari. Senza rassicurare molto i mercati, alzi, forse è vero il contrario. La Bce, messa a confronto, sembra aver fatto in questi giorni passi da formica: tasso di riferimento invariato ma tasso TLTRO calato a -0,75%, requisiti patrimoniali per le banche più leggeri e programma di acquisti APP potenziato di 120 miliardi entro fine anno in aggiunta ai 20 miliardi mensili in essere e senza scadenza: un aumento della flessibilità, quest’ultimo che ieri ha già consentito alla Bce, secondo fonti di mercato riportate dall’Ansa, ad intervenire ieri acquistando i BTp quando lo spread ha ricominciato a galoppare. Una presenza sul mercato necessaria anche per confermare il tipo di intervento ribadito da diversi membri del Board in questi giorni.

La strategia della Bce è dunque al momento «chirurgica», meno eclatante rispetto alla Fed ma con interventi mirati di collaudato impatto. Ed è per questo che al momento le ulteriori misure che risultano attualmente in cantiere e allo studio restano dello stesso tenore circoscritto: ampliare la gamma tanto delle controparti delle operazioni di rifinanziamento che del collaterale. Se necessario per preservare la stabilità del sistema finanziario ed attuare la politica monetaria, il Consiglio direttivo ha già detto di voler valutare se e come estendere la gamma degli intermediari che partecipano alle operazioni di rifinanziamento. Chissà se l’ingresso sarà esteso ad alcuni protagonisti dello shadow banking dal quale rischia di arrivare la prossima grande crisi di liquidità.

Il Consiglio direttivo della Bce inoltre nella sua ultima riunione ha aumentato l’ammontare totale massimo che le controparti possono ottenere in prestito nelle operazioni TLTRO-III,portandolo al 50% del rispettivo stock di prestiti idonei al 28 febbraio 2019: per agevolare questo, il Consiglio ha anche deciso di incaricare i comitati dell’Eurosistema «di studiare misure di allentamento dei criteri di idoneità applicabili alle garanzie per assicurare che le controparti continuino a poter beneficiare appieno del supporto al finanziamento». Un intervento sui collaterali consente alle banche di chiedere più finanziamenti.

La Bce tuttavia, se necessario, potrà fare molto di più in futuro. Gli interventi più scontati rientrano negli strumenti convenzionali e non convenzionali già parte degli ultimi pacchetti di misure: abbassare ulteriormente il tasso di riferimento, che è il -0,50% applicato sui depositi presso l’Eurosistema, ed aumentare ulteriormente l’ammontare degli acquisti di assets. Ma la Bce può fare molto di più: gli steccati delle regole dell’App (asset purchase programme)e delle Omt (acquisti di titoli di Stato sul secondario di un singolo Paese che chiede aiuto al Mes) sono auto-imposti, non sono dettati dallo statuto nel trattato europeo. Nello specifico, la Bce può liberamente decidere di modificare i limiti del QE sull’emittente e sulle emissioni, allentare la rigidità della chiave capitale sull’App, modificare la tipologia degli asset acquistabili nell’App, ritoccare la condizionalità delle Omt. Questi sono tutti interventi mirati che il solo Consiglio direttivo può decidere, senza l’ok di Bruxelles. Basta che la Bce si assicuri che ogni novità ricada all’interno del perimetro del suo mandato: le decisioni devono rispettare l’obiettivo della politica monetaria sulla stabilità dei prezzi, ma anche contribuire agli obiettivi dell’Eurozona che sono sviluppo economico e lavoro. Il Consiglio direttivo non si stanca di ripetere di essere «pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno».

Nel caso in cui gli Stati dell’Eurozona dovessero decidere di far emettere alla Bei oppure al Mes speciali bond per finanziare la spesa pubblica extra necessaria mitigare gli impatti negativi del coronavirus, la Bce potrebbe applicare le regole App come sono perchè già le consentono di acquistare il 50% delle emissioni degli emittente sovrannazionali. Un eurobond oppure un corona-bond di questo tipo, se emesso, verrebbe acquistato fino al 50% dalla Bce.

 

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