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Le anticipazioni alzano il tiro

Le anticipazioni della Cassa depositi e prestiti previste dal decreto sblocca-crediti a favore degli enti locali possono essere destinate anche al pagamento di debiti di parte corrente. È questo uno dei chiarimenti più rilevanti che emerge dalla lettura della documentazione resa disponibile da ieri sul sito dell’istituto di via Goito e che include, oltre alla copia dell’addendum alla convenzione in essere con il Mef, il fac-simile della richiesta e lo schema di contratto-tipo che gli enti dovranno presentare e sottoscrivere per ottenere la liquidità.

Lo strumento è quello predisposto dall’art. 1, commi 10 e seguenti, del dl 35/2013, che ha previsto l’istituzione di un fondo per erogare risorse agli enti territoriali a corto di cassa, in modo da consentire loro di pagare i propri debiti pregressi. Per gli enti locali, è stata prevista una sezione dedicata, con una dotazione finanziaria di 2 miliardi per quest’anno e di 2 per il 2014, la cui gestione è stata affidata alla Cassa depositi e prestiti (Cdp). Il testo del decreto aveva lasciato aperte alcune questioni circa le modalità e le condizioni per l’accesso al fondo, ora in parte chiarite dai richiamati strumenti attuativi. In primo luogo, l’addendum precisa che le anticipazioni possono essere richieste eslcusivamente dagli enti locali di cui all’art. 2, comma 1, del Tuel, ovvero, oltre che da province e comuni (compresi quelli non soggetti al Patto), anche da comunità montane e isolane e unioni di comuni. Rimangono esclusi, invece, i consorzi, le aziende speciali e le istituzioni, oltre che ovviamente le società partecipate. Ma il chiarimento più importante riguarda la destinazione delle somme anticipate dalla Cdp, che potranno esser utilizzate anche per pagare debiti di parte corrente, come le forniture, oltre che in conto capitale, come i lavori pubblici. Anche in tal caso quindi, la misura ha un ambito di applicazione più ampio di quella sul Patto, che invece riguarda le sole spese di investimento. Ovviamente, rimane ferma la necessità che si tratti di debiti certi, liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2012 o supportati a tale data da fattura o altra richiesta di pagamento. L’addendum e il contratto-tipo precisano anche le modalità per la richiesta. Questa deve essere sottoscritta congiuntamente dal rappresentante legale e responsabile del servizio finanziario e trasmessa alla Cdp mediante pec o telefax, ovvero consegnata a mano. Una volta ottenuta la liquidità, che andrà restituita al massimo in 30 anni a un tasso che, per il 2013, è stato fissato al 3,302%, i beneficiari dovranno procedere all’immediata estinzione dei propri debiti, comprovandola mediante una certificazione analitica sottoscritta dal ragioniere-capo e trasmessa alla stessa Cdp entro 45 giorni dall’erogazione dell’anticipazione. Gli enti locali, a questo punto, devono decidere se e quanto chiedere. E devono farlo in tempi strettissimi. La prima scadenza infatti, è prevista per il prossimo 30 aprile e riguarderà il 90% della disponibilità complessiva messa sul piatto per l’anno in corso, ovvero 1.8 miliardi, che verranno ripartiti entro il 15 maggio in proporzione alle richieste. Questo salvo che la Conferenza Stato-città non definisca criteri diversi entro il 10 maggio. I restanti 200 milioni invece, vengono accantonati e saranno distribuiti sulla base delle richieste pervenute entro il 30 settembre. A fare fede sarà, in entrambi i casi, la data di ricevimento della domanda da parte della Cdp. Le amministrazioni, quindi, hanno solo 15 giorni per fare le loro valutazioni, per di più senza sapere quanti margini potranno ottenere sul Patto, dato che la distribuzione dei relativi bonus sarà resa nota anch’essa entro il 15 maggio. In molti casi, inoltre, gli enti vantano crediti anche rilevanti nei confronti di altre pa, ma non sanno in che tempi verranno pagate. In proposito, peraltro, va segnalato che il contratto-tipo prevede anche la possibilità di rimborso anticipato dell’anticipazione.

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