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Le anomalie sulla concessione dei crediti alimentano i sospetti dell’Antitrust

La stretta del credito decisa da alcune banche per le aziende di gioco fa muovere l’Antitrust, che intende ora riscontrare «eventuali anomalie nella disponibilità degli istituti a offrire servizi di credito e finanziamento» agli operatori associati a As.tro, il principale sindacato di gestori di slot machine. In una lettera inviata venerdì scorso all’associazione, l’Authority chiede di fornire la ragione sociale delle banche che non erogano finanziamenti né concedono credito e «le motivazioni addotte per giustificare tale comportamento», oltre all’elenco degli operatori che non hanno ottenuto servizi e la relativa documentazione con le richieste presentate e i dinieghi ricevuti. Inoltre, As.tro dovrà inviare – entro 20 giorni – ogni altra documentazione relativa a «criticità concorrenziali» registrate dai gestori nell’accesso ai servizi di credito. L’associazione aveva già dato l’allarme nelle scorse settimane, segnalando come i maggiori istituti di credito italiani stiano mettendo in un angolo le aziende del gambling, perché in contrasto con i propri codici etici.

Negli ultimi mesi, Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Unipol hanno adottato misure restrittive nei confronti dei clienti che hanno rapporti con il mondo del gaming: nel primo caso, bloccando le transazioni di gioco su carte di credito ed eliminando dalle filiali la vendita di lotterie e Gratta&vinci. Unipol ha invece annunciato l’intenzione di non voler investire nel settore e non fare credito a imprese esclusivamente attive nel gioco d’azzardo. «Non si tratta più di sporadici episodi di singole compagnie assicurative e di credito», sostiene As.tro, «il censimento del fenomeno indica, ormai, che i primi 20 istituti bancari del paese sono orientati verso l’esclusione delle aziende del gambling».

Un atteggiamento che porta a un «ostracismo bancario ingiustificato e discriminatorio», nonostante si parli di aziende autorizzate dallo stato. Molti operatori si sono così visti liquidare i propri rapporti bancari o negare l’accensione di conti o rapporti assicurativi provocando, conclude l’associazione, «un inevitabile impatto negativo anche sulla percezione erariale dei tributi inerenti la raccolta del gioco lecito».

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