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Le ammende per i brevetti non hanno confini nella Ue

di Marina Castellaneta

Circolazione senza ostacoli nello spazio Ue per le ammende dovute alla contraffazione dei brevetti. Per evitare che ostacoli formali all'esecuzione dei provvedimenti nazionali che dispongono sanzioni per chi immette in commercio prodotti contraffatti possano rallentare la lotta alla contraffazione.

È il principio stabilito dalla Corte di giustizia Ue con la sentenza depositata il 18 ottobre (causa C-406/09), con la quale i giudici comunitari hanno precisato che il sistema fondato sulla libera circolazione delle sentenze del regolamento 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale si applica anche ai provvedimenti che impongono sanzioni che hanno caratteristiche simili a quelle penali, se l'oggetto della controversia ha natura civile o commerciale.

La vicenda arrivata a Lussemburgo ha origine da una controversia tra l'azienda tedesca Realchemie che importa e vende pesticidi in Germania e la Bayer che ha agito per la tutela del suo brevetto. I giudici tedeschi avevano dato ragione alla Bayer e condannato la Realchemie al pagamento di un'ammenda, alla quale si era aggiunta una penalità per il mancato rispetto del provvedimento che vietava l'immissione in commercio di prodotti contraffatti. La Bayer aveva chiesto l'esecuzione dei provvedimenti nei Paesi Bassi. I giudici di primo e secondo grado avevano dato il via libera all'esecuzione, ma la Realchemie aveva fatto ricorso in Cassazione che ha passato la questione interpretativa a Lussemburgo.

Prima di tutto, la Corte ha dovuto accertare se le ordinanze di condanna al pagamento di ammende possano rientrare nell'ambito di applicazione del regolamento 44/2001 che prevede una semplificata procedura di exequatur per l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale. Per il Governo olandese, il provvedimento esula dal regolamento perché il pagamento dell'ammenda ha carattere di diritto pubblico. Una tesi bocciata dagli eurogiudici. È vero che l'ammenda ha carattere punitivo e ha connotazioni proprie del diritto penale, ma se la controversia riguarda due privati e oggetto del contendere è la tutela dell'azienda che detiene il brevetto, la fattispecie ha natura civile. D'altra parte, la punizione della società che viola i brevetti è funzionale a tutelare i diritti dei privati «e non postula una manifestazione di prerogative dei pubblici poteri di una delle parti della controversia». Poco importa che l'ammenda sia riscossa d'ufficio dalle autorità giudiziarie e non dal privato. Ciò che conta è il diritto soggettivo leso che, in questo caso, riguarda la titolarità dello sfruttamento esclusivo dell'invenzione tutelata dal brevetto che «rientra incontestabilmente nella materia civile e commerciale» e, quindi, nel regolamento 44/2001.

Di conseguenza, l'azienda che ha subito la contraffazione può utilizzare la procedura di exequatur prevista nel regolamento per far eseguire il provvedimento tedesco in un altro Stato Ue. Non solo. Per la Corte, grazie alla direttiva 2004/48 sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale che impone agli Stati membri di assicurare che le spese della parte vincitrice siano a carico di quella soccombente, spetta all'azienda destinataria dell'ammenda pagare anche le spese per l'exequatur.
 

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