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Le alleanze Confcommercio ha firmato intese con eBay e Facebook I Piccoli vogliono crescere sulle spalle dei Golia online Ma è duello su hotel e affitti

L’impressione di artigiani e commercianti è che si tratterà di una ripartenza selettiva e quindi non ce ne sarà per tutti. Darwin non ha finito ancora i compiti a casa. Che fare, allora? Chi riesce a inserirsi nelle filiere di fornitura delle multinazionali tascabili è a cavallo. Riesce ad esportare, può stabilizzare i flussi produttivi, se è bravo strappa anche dei buoni prezzi e in qualche caso riesce ad avere addirittura un rating più buono in banca. Ma chi resta fuori dalla corsa come se la può cavare?
L’idea che in qualche modo si sta affermando nelle associazioni è una sorta di mossa del cavallo: rivolgersi ai Grandi, anzi ai Grandissimi. Alle piattaforme digitali che spaziano in tutto il mondo e stanno reinventando le regole di alcuni business, come ben sanno i tassisti in guerra in tutto il mondo contro Uber. I contatti tra i nostri Davide e i Golia sono iniziati due anni fa con un lancio in pompa magna di un accordo tra Google e Unioncamere, benedetto addirittura da Eric Schimdt in visita a Roma, per dare visibilità al Made in Italy di base artigianale. Subito dopo è arrivata Samsung aprendo un portale per i «maestri italiani» e cercando di sposare la migliore tradizione del lavoro italiano con le nuove tecnologie. In tutte queste esperienze si è rimasti, come del resto era nelle intenzioni, nel campo della comunicazione, della visibilità sulla Rete e della formazione imprenditoriale. Sintetizza per tutti Stefano Micelli dell’università Ca’ Foscari e autore di «Futuro artigiano»: «La prima tornata di accordi ha messo in moto una platea di migliaia di imprenditori di successo e prodotto acculturazione. Un passaggio necessario ma anche una modalità con la quale i Piccoli si sono avvicinati alle nuove tecnologie. In precedenza avevano mal digerito l’informatica aziendale classica e ora invece si rivolgono alle piattaforme alla ricerca di nuovi strumenti con maggiore fiducia. Sarà anche un processo disordinato, aiuta però a ridefinire la sala-comando delle Pmi». Aggiunge Luca Iaia che per la Cna ha gestito l’operazione Digitaly: «Le piccole imprese sono rimaste indietro e vanno aiutate, per questo abbiamo scelto la strada del giro d’Italia con 30 tappe per mettere in contatto le nostre imprese tradizionali con quelle digitali. Non è ancora business, se ne creano i presupposti».
Chi invece pensa che il business sia già possibile è la Confcommercio che ha stupito tutti annunciando uno dopo l’altro accordi con eBay e Facebook, ma soprattutto Amazon che ha innestato una marcia superiore scegliendo gli artigiani fiorentini per lanciare il primo negozio Made in Italy che offre al mondo online l’eccellenza della manifattura. Al di là degli annunci ad effetto nel rapporto tra le Pmi e l’ecommerce siamo quasi all’anno zero: una ricerca resa nota proprio da eBay dice che il 92% dei piccoli imprenditori non ha mai preso in considerazione la Rete per vendere, che l’88% lo ritiene poco utile e il 43% che sia una modalità adatta solo alle grandi aziende. C’è tanto quindi da seminare: i commercianti devono imparare a raccontarsi su Facebook — che sta esplorando l’idea di diventare una piattaforma di shopping — e devono saper organizzare un loro sito che non sia solo la riproduzione dell’insegna e poco più. Secondo Alessandro Micheli, presidente dei giovani di Confcommercio, «il mondo cambia rapidamente, non si può restare indietro e non basta più il solo negozio fisico e per questo motivo gireremo l’Italia per spiegare la potenzialità dei nuovi accordi».
Oggi su eBay in Italia ci sono 26 mila operatori professionali mentre Amazon segnala un incremento velocissimo dei venditori italiani sul suo marketplace e offrirà da subito 5 mila prodotti. I primi artigiani-partner sono il ceramista Sbigoli, l’orafo Paolo Penko e il corniciaio Maselli.
I rapporti tra i piccoli e le piattaforme tecnologiche non sono però sempre idilliaci, quando dalla manifattura e dal commercio tradizionale si passa ai servizi sono dolori: nel primo caso il digitale abilita soggetti economici tradizionali, nel secondo crea nuovi attori e da qui nasce il conflitto. E quando i grandi si chiamano Booking, Expedia, Tripadvisor o Airbnb si arriva subito alla carta bollata. La Federalberghi ha denunciato all’Antitrust — e nei giorni scorsi ha sorprendentemente vinto — Booking.com ed Expedia che impedivano ai piccoli hotel di praticare tariffe ulteriormente scontate ai clienti. Anche sull’attivismo di Tripadvisor le lagnanze dei ristoratori sono state ricorrenti fino a metterne in dubbio la veridicità e la trasparenza e chiedere l’intervento delle autorità. Tanto che nei giorni scorsi Tripadvisor ha emesso un comunicato, che sa tanto di captatio benevolentiae, in cui sostiene che la media delle recensioni italiane è al di sopra di quelle europee ed è salita da 3,99 a 4,23 (il massimo è 5). Il boom di Airbnb poi sta aprendo un nuovo fronte. A Milano durante i mesi dell’Expo per i proprietari di seconde case è stato un Bengodi di affitti intermediati da Airbnb ma siccome ce n’era per tutti non ci sono state contestazioni. Ma il vero epicentro del successo italiano della piattaforma è Firenze. Secondo un’inchiesta pubblicata nei giorni scorsi dal Corriere Fiorentino sono almeno 7 mila gli appartamenti del centro storico coinvolti con un tasso medio di occupazione delle camere pari al 65%. Una piccola rivoluzione dell’offerta in una città che vive di turismo e che aveva visto i Piccoli adagiarsi nella rendita di posizione turistica dando però un servizio di fascia bassa e un’accoglienza mediocre, errori pagati con uno stillicidio di chiusure che in Toscana è stato negli ultimi sei anni del 30%. L’avanzata di Airbnb comunque non è piaciuta né alla Confindustria di Firenze che l’ha bollata come un fenomeno di «economia parallela, non tracciata» e neanche a Top Choice, un’associazione di bed&breakfast che ha denunciato la concorrenza sleale di Airbnb perché evade il fisco, non paga la tassa di soggiorno ed elude le norme sulla sicurezza non registrando i clienti alla questura.

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