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Le aggregazioni non sono ancora finite

L’operazione Anima-Carige potrebbe essere solo l’ultimo tassello (per il momento) di un mosaico che vede il settore dell’asset management in Italia sempre più “consolidato”. E non è un processo dell’ultima ora, ma un fenomeno che va avanti da anni e che può essere riassunto con una cifra: 55,9%. La percentuale indica la quota di mercato che fa capo ai tre gruppi leader del settore del risparmio gestito nel nostro Paese, vale a dire Generali, Intesa Sanpaolo e Pioneer I. M.
Dagli albori dell’industria e per molto tempo a seguire, tantissimi attori sono entrati a far parte del mercato. E questo dinamismo in una prima fase ha dato vita a una mappa sempre più articolata di Sgr. Successivamente l’esigenza di contenere i costi attraverso economie di scala, insieme alla necessità di operare a livello internazionale e di gestire meglio le problematiche fiscali, ha modificato il quadro.
Tra cambi di nome, aggregazioni, partnership strategiche e fusioni vere e proprie, l’industria del risparmio ha avviato un processo di concentrazione iniziato nella prima decade degli anni 2000, con movimenti che hanno messo le basi per creare la struttura attuale. Alcuni dei più significativi sono datati 2002, quando per esempio sotto l’ombrello di Montepaschi A.M, sono confluite tre società (Ducato, Spazio Finanza e Gi.Gest), sotto quello di UniCredit altre tre (Gesticredit, Fondinvest e Gestiveneto), mentre dal connubio tra Intesa A.M. e Comit A.M. è nata Nextra. Ad accorciare ulteriormente la lista delle società nello stesso anno c’è stata anche la fusione tra Prime Merril e Primegest in Generali Asset Management Sgr. Negli anni successivi c’è stato l’ingresso di Symphonia nel gruppo Banca Intermobiliare, di Commerzbank in Ras, di Ing Sviluppo in UniCredit, di Epta in Sanpaolo, di Unicredit Fondi in Pioneer Investment management, ma anche la fusione tra Banca Intesa e Sanpaolo Imi e quella tra Caam Sgr e Nextra, per arrivare fino all’unione tra Prima Sgr e Anima (nata a sua volta dalla “vecchia” Anima Sgr e Bipiemme Gestioni). Insomma una sorta di labirinto nel quale è difficile orientarsi.
Ma qual è il motivo di questo consolidamento? Contrazione della redditività dell’asset management. Problema particolarmente sentito dalle Sgr che collocano prodotti non captive costrette a pagare molto i collocatori (in molti casi il tasso di retrocessione alla rete arriva anche all’80%). Per Anima, ad esempio, potrebbero servire masse ingenti per dipendere meno dall’attività di collocamento di Mps e Bpm, oltre che a diventare un possibile polo d’aggregazione per altre società di gestione.
C’è comunque una convinzione abbastanza diffusa tra gli operatori: il panorama dell’asset management in Italia è destinato a diventare un settore con pochi grandi player.

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