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Le accuse dell’ex dirigente e azionista “Chiedevo chiarezza, mi minacciavano”

Era l’ombra dell’allora presidente del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari. Partecipava ai consigli di amministrazione della banca e ad altri incontri “riservati”, conosceva tutti i “segreti” dell’istituto senese. Per questa ragione ieri Valentino Fanti, segretario del cda del Monte e capo dell’area segreteria generale della Banca, è stato sentito dai pubblici ministeri, Antonio Nastasi, Giuseppe Grosso e Aldo Natalini. Un interrogatoriofiume che è andato avanti per oltre cinque ore, facendo presagire svolte clamorose: invece, alle diciannove Valentino Fanti è uscito dalla stanza dei pubblici ministeri non da indagato ma solo come
persona informata dei fatti. Cosa ha detto nel corso dell’interrogatorio fiume è top secret. Che sia stato un interrogatorio di una certa rilevanza lo testimonia anche la presenza dei vertici del Nucleo della Valutaria della Guardia di Finanza di Roma che lavorano al cuore dell’inchiesta sull’ acquisto da parte di Mps dell Antonveneta e sui derivati “tossici”. «Fanti ha risposto alle domande », fanno trapelare gli inquirenti lasciando intendere che il segretario del consiglio di amministrazione
in qualche maniera “collabora”. Al centro del lungo colloquio le domande relative ai documenti segreti che furono “nascosti” per oltre tre anni nella cassaforte del consiglio di amministrazione e ritrovati dal nuovo management di Montepaschi. A Valentino Fanti è stato chiesto dei contatti “riservati” di Mussari con personaggi eccellenti della finanza e se era a conoscenza della corrispondenza di Mussari poi cancellata dal suo computer personale. Insomma l’attività dei pm senesi prosegue celermente e nei prossimi giorni sarà ascoltato, sempre come persona informata dei fatti, Norberto Sestigiani, ex funzionario e azionista del Monte dei Paschi, le cui denunce inviate alla Consob ed alla Banca d’Italia rappresentarono il primo campanello d’allarme sulla gestione dell’acquisizione di Antonveneta da parte dell’ istituto senese. Sestegiani conferma quanto aveva denunciato nel 2008 e nel 2011, parlando di minacce non troppo velate ricevute proprio in seguito alle sue segnalazioni: «Quando ho denunciato le anomalie sull’acquisto dell’Antonventa, il presidente Mussari rispondeva ma non dava spiegazioni. E durante l’assemblea disse che tra i partecipanti c’erano dei “corvi”, cioè io e pochi altri che chiedevano parole chiare sull’acquisizione di Antonveneta». Sestegiani ha avuto anche una corrispondenza epistolare con Mussari: «Le sue risposte in assemblea non furono chiare, mentiva su come era stata aquistata Antonveneta ed io gli scrissi una lettera sollecitandolo a dire la verità. Mi rispose scrivendo “Sestigiani, stia tranquillo, è tutto a posto”».
Sestegiani ribadisce di aver ricevuto anche «minacce» e «consigli»: «Mi dicevano di lasciar perdere ed una volta il presidente del collegio sindacale Di Tanno (anche lui indagato, ndr) mi scrisse una lettera dicendomi: “stia attento a quello che dice, lei si assume le responsabilità di quello che dice». Insomma, secondo Sestigiani Mussari e Di Tanno «mentirono all’assemblea ed anche alla Consob e alla Banca d’Italia compiendo secondo me vari reati , compreso quello di falso in prospetto».

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