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L’avvocatura unita canta vittoria

L’avvocatura unita canta vittoria. In particolare l’Oua, più di tutti in prima linea sia per il ricorso depositato al Tar Lazio subito dopo l’entrata in vigore del dlgs n. 28/2010, sia per la dura battaglia intrapresa contro l’impianto normativo, sfociata, tra l’altro, nella manifestazione di piazza dell’altro ieri.

Secondo il presidente, Maurizio de Tilla, «questa è una bella giornata, all’indomani di una grande manifestazione che ha visto sfilare molte migliaia di avvocati per le vie di Roma, che chiedevano a gran voce di modificare un sistema fallimentare nei risultati e incostituzionale. I fatti, ora, ci danno ragione su tutta la linea». «L’obbligatorietà e i costi alti», prosegue de Tilla, «costituivano un meccanismo perverso che, oltre che limitare l’accesso alla giustizia, avviava un processo di privatizzazione di un diritto sancito dalla nostra Costituzione. La media-conciliazione obbligatoria è figlia di diverse forzature nel suo iter di approvazione e dell’assoluta indifferenza ai richiami delle Commissioni parlamentari che chiedevano decise e forti correzioni». «Ora è giunto il momento di approfondire il confronto», conclude de Tilla, «e di puntare davvero su sistemi moderni di soluzione alternative alle controversie, con criteri di qualità e rigore e senza dissimulate privatizzazioni dei diritti». Soddisfazione anche da parte del Consiglio nazionale forense. «Va dato ampio riconoscimento ai colleghi che per primi hanno individuato la strada del ricorso in sede giudiziaria», si legge in una nota, «da parte sua il Cnf ha sostenuto le motivazioni del ricorso con una memoria a firma di Massimo Luciani, depositata alla Corte». Il Cnf rileva infine «che l’efficienza della giustizia è un obiettivo che è condiviso dall’avvocatura ma occorre che le soluzioni giuridiche in concreto individuate rispettino i diritti dei cittadini e i principi dell’ordinamento» Per il segretario generale dell’Associazione nazionale forense, Ester Perifano, «è stato punito l’approccio aziendalistico del ministero della giustizia, ma soprattutto di un ufficio legislativo che non ha mai né voluto considerare le giuste riflessioni che l’avvocatura e tanti operatori del diritto sollevavano, né apportare le necessarie modifiche». «Oggi», conclude Perifano, «prevale lo stato di diritto: confidiamo che la Corte costituzionale avrà lo stesso approccio quando esaminerà molti dei provvedimenti degli ultimi mesi che con la nostra splendida Costituzione hanno ben poco a che fare». Canta vittoria anche il presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, Paolo Giuggioli, che si era costituito ad adiuvandum. «I diversi profili di incostituzionalità della normativa sulla mediazione sono stati evidenziati fin da subito dagli avvocati», sottolinea, «Ora, purtroppo a distanza di oltre due anni dall’entrata in vigore del dlgs 28/2010, viene posta la parola fine al carattere obbligatorio della mediazione, restituendo dignità al diritto di accesso alla giustizia ordinaria. L’enorme mole di cause civili pendenti davanti ai Tribunali italiani non può essere smaltita caricando i cittadini di ulteriori oneri burocratici e economici, ma con provvedimenti che assicurino maggiore efficienza al sistema». Secondo Marilisa D’Amico e Lotario Dittrich, difensori dell’Ordine degli avvocati di Milano, insieme allo stesso Giuggioli, «la scelta incostituzionale del governo sull’obbligatorietà, oltre a violare i principi della legge delega come ha riconosciuto la Corte, poneva a carico delle parti costi elevati e non giustificabili, oltre a rallentare di molti mesi la durata effettiva dei processi». Infine, a parere di Cristiano Cominotto, presidente di Al Assistenza legale «gli unici effetti che aveva avuto questa misura erano stati quelli di alzare i costi della giustizia e allungarne i tempi in quanto la media conciliazione si poneva come presupposto della successiva azione legale spesso inevitabile».

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