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L’Avvocatura è in rivolta

di Gabriele Ventura

Parte la rivolta dell'avvocatura contro la conciliazione obbligatoria. Vista la mancata proroga «totale» dell'entrata in vigore del dlgs n. 28/2010, prevista per il 21 marzo prossimo per tutte le materie tranne due (condominio e sinistri stradali), la categoria ha infatti deciso di passare dalle parole ai fatti. Con una serie di iniziative promosse sia dai Consigli dell'ordine sia dall'Organismo unitario dell'avvocatura: giornate di sciopero, impugnazioni al Tar «a cascata», delibere di protesta da inviare al ministro della giustizia e al presidente della Repubblica. In particolare, gli ordini territoriali (tranne l'ordine di Firenze) e le unioni distrettuali hanno fatto fronte comune riunendosi sabato scorso in assemblea presso l'ordine di Roma. Diramando una nota dove si sono impegnati a indire assemblee tra gli iscritti «per denunciare le ragioni che hanno impedito agli ordini forensi di costituire organismi di mediazione a tutto vantaggio degli organismi privati, contrariamente allo spirito delle legge, nonché per informare i cittadini sia degli alti costi derivanti dalla mediazione obbligatoria e sia del pericolo della perdita della terzietà dell'organismo di mediazione». Gli ordini si sono impegnati anche a «predisporre modelli di eccezioni di costituzionalità riguardanti il dlgs 28/2010 e del dm attuativo»; e ad avviare un tavolo con il ministero della giustizia per i correttivi necessari da apportare al dm attuativo. Via Arenula, infatti, saputo dell'iniziativa, ha convocato gli ordini locali nella stessa giornata di sabato «per esaminare le problematiche connesse alla prossima entrata in vigore della mediazione civile». Il ministro, tramite il suo Gabinetto, ha assicurato la sua disponibilità a risolvere i problemi logistici in fase di avvio della riforma, «nonché ad aprire una canale di costante dialogo». Rassicurazioni che però non sono bastate a sedare gli animi. «Aldilà delle contestazioni di merito», ha sottolineato il presidente dell'ordine degli avvocati di Roma, Antonio Conte, «ci sono evidenti problemi logistici legati all'entrata in vigore della normativa. Mancano infatti gli spazi per la costituzione degli organismi: a Roma il Tribunale, vista la mancanza di spazi, non ha potuto far altro che metterci a disposizione un locale minuscolo e non adeguato. Altri presidenti hanno invece denunciato la totale assenza di strutture. Ogni ordine si è impegnato a inviare al Guardasigilli e al presidente della repubblica una delibera di protesta. Noi lo abbiamo già fatto». «Il 5 marzo», ha concluso Conte, «ci sarà un'altra riunione a Milano e in quella sede gli ordini valuteranno la questione dello sciopero indetto dall'Oua e l'apertura di procedure di impugnazione della normativa al Tar». L'Oua ha infatti proclamato, sempre sabato scorso, l'astensione di tutti gli avvocati da tutte le udienze dal 16 al 22 marzo prossimi. «L'obbligatorietà della media conciliazione», ha motivato il presidente, Maurizio de Tilla, «è sbagliata e incostituzionale. Inaccettabile la bozza del ddl per la rottamazione dell'arretrato giudiziario». Lo stesso De Tilla però, in questi giorni, è anche impegnato a spiegare le ragioni dell'avvocatura anche alle altre professioni. Come è accaduto il 16 febbraio a Napoli con i consulenti del lavoro e come accadrà a Bari il 4 marzo con i commercialisti. È convinzione di De Tilla, infatti, che la riforma non farà bene alle professioni. Questo perchè il sistema formativo dei conciliatori semplicemente non c'è. «Quindi», come ha motivato a Napoli nel corso del primo forum su «Lavoro, occupazione, imprese e libere professioni» organizzato dal consiglio dell'ordine dei consulenti, «l'opportunità rischia di essere un boomerang con prestazioni scadenti. Molto meglio», ha detto, «sedersi intorno a un tavolo e insieme alle regioni creare dei percorsi formativi altamente specializzanti».

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