Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’avvocato manager non paga la Cassa

Fare il consigliere di amministrazione non ha molto a che vedere con la professione di avvocato. Almeno non quanto è sufficiente per giustificare il pagamento di un contributo alla cassa forense per i compensi percepiti. Lo precisa la Corte di cassazione con la sentenza n. 5975 della Sezione lavoro depositata ieri. Decisiva nel fare propendere i giudici per questa soluzione è stata la valutazione sulla natura delle competenze necessarie per lo svolgimento dell’incarico di consigliere. Secondo la Corte d’appello di Salerno, il cui giudizio è stato confermato dalla Cassazione, non esistono elementi concreti per sostenere che i redditi incassati in qualità di manager possano in qualche modo essere ricondotti all’esercizio dell’attività legale. Non emerge in alcun modo, nella pronuncia dei giudici di merito, che la partecipazione dell’avvocato alla gestione della società abbia mai richiesto le medesime competenze tecniche dal professionista utilizzate normalmente nello svolgimento della sua attività.
Perché questo è il criterio da privilegiare, sottolinea la Cassazione: l’intensità dell’intreccio tra tipo di attività e conoscenze tipiche del professionista. A bassa intensità, nessun contributo è dovuto alla cassa professionale. La sentenza ricorda che in questo senso si è espressa già in passato la Corte costituzionale che, nel 1991, proprio a proposito del contributo integrativo dovuto dagli avvocati, affermò che il prelievo era collegato all’esercizio professionale «e che per tale deve intendersi anche la prestazione di attività riconducibili, per la loro intrinseca connessione, ai contenuti dell’attività propria della libera professione».
E sempre per quanto riguarda la professione forense, la Cassazione torna indietro nel tempo, precisando che venne riconosciuto l’obbligo di contribuzione all’avvocato che svolge, insieme all’attività legale, anche l’esercizio di un’agenzia di pratiche ipotecarie e catastali; oppure all’avvocato che svolge attività di consulenza e assistenza in materia fiscale e tributaria. Ma di recente, era il 2011, la Cassazione ha ritenuto collegata all’esercizio dell’attività legale quella di consulenza finanziaria svolta da un avvocato, con la conseguenza che i relativi redditi e volumi d’affari vanno assoggettati a contribuzione.
Più in generale la Corte invita a considerare una materia come la natura dei redditi professionali in maniera flessibile. Il concetto di esercizio della professione cioè non va interpretato in senso statico e rigoroso, ma tenendo conto delle competenze tecniche e della loro evoluzione. Evoluzione che va nella direzione di progressivo ma costante allargamento dell’ambito proprio dell’attività professionale.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il virus ci ha cambiati profondamente. Ma non è chiaro come. Quali effetti lascerà su di noi, sull...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

II lavoratori messi in ginocchio dalla crisi tornano in piazza. Ministro Orlando, qual è il piano d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora caos sulla tassazione dei compensi derivanti dai contratti decentrati. Il balletto tra tassaz...

Oggi sulla stampa