Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’avvocato lo sceglie il software

C’era una volta il super avvocato factotum, che nelle grandi aziende e nelle banche era di casa. Qualsiasi problema, arrivava, toglieva le castagne dal fuoco, e poi presentava il conto: una altrettanto super parcella. Altri tempi, prima della crisi. Oggi lo studio legale lo sceglie il computer: in base alla specializzazione sulla singola materia, al ranking accumulato nelle esperienze precedenti, e soprattutto alla tariffa. Che ormai conta ben più del nome. Perché l’obiettivo primario delle imprese è diventato il contenimento dei costi dei servizi legali, in particolare quando è necessario ricorrere alla law firm. È quanto emerge da una ricognizione effettuata da ItaliaOggi Sette sull’evoluzione dei rapporti tra le direzioni legali dei grandi gruppi societari e bancari e gli studi legali d’affari, sempre più improntato all’ottimizzazione delle risorse. Così, c’è chi ha elaborato software ad hoc, dove, per ogni pratica, in base a una serie di parametri, vengono indicati i tre studi migliori, chiamati poi alla gara finale dove solitamente vince chi propone la tariffa più bassa. Ancora, c’è chi ricorre a specifici accordi quadro «low cost» con lo studio legale: se per esempio l’operazione ha una durata prevedibile viene stabilito un prezzo fisso comprensivo di più servizi, considerato conveniente rispetto a una fatturazione su base oraria. Altrimenti, quando l’evoluzione è imprevedibile, si fa ricorso a un tetto sulla tariffa oraria e a uno sconto da applicare all’intera operazione.

Il software di Eni. La tematica del rapporto tra direzioni legali e law firm, è stata al centro di un recente seminario organizzato da Aigi (Associazione italiana giuristi d’impresa) e dallo studio legale internazionale Orrick, dove Eni ha presentato la «nuova» direzione legale aziendale. La società, che ha una struttura legale interna composta da 200 professionisti, ha elaborato il «Legal archives», un software di gestione delle pratiche legali. Il sistema consiste in un elenco condiviso di law firm accessibili dai componenti della direzione legale, a livello internazionale. Gli studi sono suddivisi in base alle singole giurisdizioni e materie e a un ranking basato anche sulle eventuali esperienze precedenti. Perché alla fine di ogni operazione, la direzione legale dà un voto all’assistenza ricevuta dallo studio. In questo modo, tutti i 200 legali interni hanno a disposizione l’elenco degli studi con i quali si può lavorare o hanno già lavorato, suddiviso per materie e paesi. Poi, per quanto riguarda la gestione dell’iter autorizzativo ai fini della nomina della law firm, viene effettuata una «beauty parade» fra i tre migliori studi. A questo punto, conta il contenuto delle offerte ricevute, si negoziano le tariffe e si prende in considerazione l’ipotesi di siglare accordi quadro con la richiesta di più servizi a un prezzo fisso. Il sistema di Eni, presentato da Pietro Galizzi, senior vice president dell’International downstream legal assistence, si fonda anche sulla elaborazione di report periodici: bilancio, semestrale, hard closing, gestione dei rischi. «Quella del contenimento dei costi», ha spiegato Galizzi, «è diventata una priorità in questi ultimi anni perché i budget degli uffici legali sono stati ridotti. Dagli studi legali esterni noi ci aspettiamo una assistenza tempestiva e facilmente fruibile. È importante per noi avere un chiaro riferimento all’interno dello studio, e soprattutto è necessario ricercare il migliore studio per ogni singolo tema e non affidarsi a una sola struttura». Gli in-house counsel chiedono anche una certificazione della correttezza delle operazioni: competenza sulla particolare materia e giurisdizione e uno specifico parere. Per il contenimento dei costi, invece, Eni punta sulle beauty parade, sui framework agreements e su tariffe negoziate.

La strategia Unicredit. Anche Unicredit pone grande attenzione al tema dei costi e con gli studi di riferimento stringe accordi finalizzati al loro contenimento. Nella scelta della law firm, per Unicredit conta «la competenza, la reputazione, la qualità del servizio e la diffusione geografica». A fare la differenza, poi, è la qualità del servizio, reattività e celerità, e la copertura 24 ore su 24 e sette giorni su sette. «Il cambiamento principale», afferma Carlo Kostka, global head of Legal di Unicredit spa, «è legato all’impatto della crisi sul modello di business. La crisi ha richiesto ai legali interni una notevole flessibilità al fine di supportare il business nell’affrontare le esigenze contingenti. I legali esperti di fusioni e acquisizioni si sono dedicati a disinvestimenti e ristrutturazioni; i legali esperti di tecnologia hanno seguito le esternalizzazioni. Gli studi legali devono garantire il medesimo livello di flessibilità. Un’ulteriore, ovvia, conseguenza della crisi consiste nella necessità di ottimizzare le risorse: vale a dire contenere le spese non intaccando il livello del servizio. Non si può poi trascurare», continua Kostka, «l’impatto che la crisi ha avuto in ambito regolatorio. L’attività di supervisione di gruppi come il nostro avviene a livello consolidato e ciò ha determinato una crescente globalizzazione dell’ambito regolatorio. Per questa ragione il dipartimento legale punta anche su avvocati con una esperienza e expertise internazionali al fine di mettere il senior management nella condizione di prevedere, ove possibile, identificare, e gestire sinergicamente i trend internazionali che hanno un impatto sulle nostre attività. In questo contesto il supporto richiesto agli studi legali non è mutato rispetto a prima, gli stessi devono tuttavia essere ugualmente sinergici e internazionali».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa