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L’avvocato digitale entra in studio

Per i giovani avvocati potrebbe presto esserci un nuovo e preparatissimo concorrente. Si chiama Ross e basta porgli una domanda, la risposta la elaborerà tenendo conto di decine di leggi, centinaia di sentenze e migliaia di casi. Stiamo parlando di intelligenza artificiale, nello specifico del primo «avvocato digitale».

L’hanno inventato due giovani informatici di San Francisco, e già da un anno Ross «lavora» in alcuni grandi studi legali americani. Il primo ad «assumerlo» è stato Baker & Hostetler, una delle principali law firm americane che ne ha acquistato la licenza per gestire i processi di bancarotta. Il Ceo di Baker & Hostetler Andrew Arruda ha dichiarato che il suo studio non è l’unico ad aver stretto un accordo con Ibm per l’uso dell’intelligenza artificiale e che altre aziende faranno annunci in tal senso sempre più a breve. Ad averla seguita infatti, finora sono state Latham & Watkins, von Briesen & Roper, Dickinson Wright, Dentons e Womble Carlyle.

Il cervellone di Ross si basa sulle tecnologie di Watson, il «computer cognitivo» sviluppato da Ibm, il sistema è stato programmato per leggere e capire il linguaggio degli avvocati, fare delle ipotesi, condurre ricerche su casi simili e arrivare a poter formulare dei responsi. Inoltre, trattandosi di intelligenza artificiale, il sistema è in grado di imparare con l’esperienza, migliorando la velocità d’esecuzione col passare del tempo e dei casi analizzati.

Sul sito della società che l’ha creato si legge che per comunicare con Ross gli si pone una domanda in inglese semplice, come si farebbe con un collega, e subito il sistema passa in rassegna l’intero corpus legale ed è in grado di dare una risposta contenente citazioni di dottrina a tema, leggi, precedenti legali e fonti secondarie.
Inoltre, la tecnologia di Ross monitora la sfera legale senza interruzioni per notificare eventuali nuovi verdetti che possono interessare il caso che si ha bisogno di esaminare.

In uno studio legale, la soluzione di un caso complesso può aver bisogno di anche cinque o sei avvocati che in diverse settimane di lavoro leggono migliaia di pagine con decine di migliaia di sentenze e norme legali. Ross fa tutto questo in maniera immediata. Ed è pure economico (rispetto all’assunzione di colleghi in carne ed ossa). A quanto pare, la tecnologia viene a costare meno di uno stagista, anzi, secondo i parametri degli Stati Uniti, Ross costa al mese quando un avvocato statunitense guadagna all’ora. Porte chiuse, quindi, alla professione, per migliaia di neo laureati?

«La frase pronunciata dal fisico Stephen Hawking («non tutte le intelligenze artificiali saranno necessariamente Terminator»), durante l’inaugurazione del Leverhulme Centre for the Future of Intelligence dell’Università di Cambridge (Uk), risponde bene alla diffidenza che parte della pubblica opinione nutre rispetto all’intelligenza artificiale. Mi permetto di esprimere la stessa opinione relativamente alla professione forense: Ross e più evolute espressione di intelligenza artificiale non sono destinate a «terminare», a sostituire, gli avvocati. Almeno non in un prevedibile orizzonte temporale». A dirlo è Francesco De Biasi, counsel di Cleary Gottlieb specificando che strumenti come Ross rivoluzioneranno la professione forense, sollevandola da attività quali la ricerca di norme e precedenti nonché la risoluzione di casi anche di elevata complessità. «Difficilmente però un’intelligenza artificiale potrà sostituire l’avvocato quando la soluzione del problema non si trovi nell’esistente ma esprima un quid novi, frutto della creatività dell’individuo.

Ancor meno concepibile appare la sostituzione dell’avvocato nelle trattative o nelle udienze (purché tra umani!), ogni volta, cioè, sia indispensabile quell’infungibile miscela di cultura, preparazione tecnica e intelligenza (anche emotiva) propria di noi uomini – continua De Biasi – Il futuro potrebbe dunque comportare un ritorno al passato: un numero molto minore di avvocati ma dal più elevato «valore aggiunto», non più costituito da competenze specialistiche ma dalla cultura. Avvocati molto più umanisti, insomma, che si assocerebbero in strutture forse più piccole e di certo con diverse logiche di carriera e di profitto».

Nel caso di Ross, sente di tranquillizzare le nuove leve anche Marco Berliri, partner responsabile del dipartimento Tmt e Commercial di Hogan Lovells in Italia: «non sarà Ross a farvi le scarpe, anzi potrà aiutarvi a trovare più in fretta e forse in modo più accurato quello che cercate e vi darà più tempo libero, ma non vi sostituirà». Secondo il professionista, che per natura (e per scelta professionale) è appassionato di nuove tecnologie e affascinato dal cambiamento, «Ross si limita a fare ricerche: questo non è il ruolo dell’avvocato o del giovane associate e in ogni caso già esistono numerosi strumenti che consentono di accedere a più database simultaneamente e tutti i più importanti database sono aggiornati in tempo reale. Ross avrebbe potuto rivoluzionare questo mestiere negli anni ’90, quando le ricerche erano cartacee, ma oggi non credo rappresenti un prodotto così innovativo. Inoltre, credo possa avere un ruolo più rilevante nei sistemi di common law, basati sul precedente vincolante, mentre da noi la semplice ricerca di una sentenza non necessariamente rappresenta la soluzione. Ciò detto, leggo che ben sei studi legali milanesi avrebbero recentemente «assunto» Ross: bene, come ho detto l’innovazione non può che migliorarci ma penso che Ross possa aiutare la nuova generazione di professionisti a trovare più velocemente quello che cercano, ma nulla di più» spiega Berliri.

Tutto questo però non significa che l’intelligenza artificiale non sia un «pericolo» per la professione legale: «già esistono da tempo software e piattaforme in grado di sviluppare in automatico e in base a parametri inseriti direttamente dal cliente termini e condizioni standard, o informative privacy o interi contratti: in questo caso l’avvocato non viene facilitato, viene sostituito… – avverte Berliri – Del resto, come ha scritto il Professor Richard Susskind: «The law is no more there to provide a living for our lawyers than ill health is there to provide a living for doctors: it’s not the purpose of the law to keep lawyers in business.»

Maria Chiara Furlò

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