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L’avvocato chiuderà la causa

Avvocati in «pole position» nella gestione (e chiusura) delle cause: non soltanto fermeranno l’afflusso dei processi nei tribunali grazie alla risoluzione stragiudiziale delle liti che avrà valore esecutivo, ma saranno protagonisti nella procedura negoziale assistita. E, intanto, per il disegno di legge dell’ex guardasigilli Annamaria Cancellieri, approvato alla metà di dicembre con l’obiettivo di rendere efficiente il processo civile, si fa sempre più concreta l’ipotesi della riscrittura (quasi totale) delle norme, a partire dalla scelta di far pagare le motivazioni della sentenza. È il nuovo ministro Andrea Orlando, nel corso del question time a Montecitorio di ieri, a disegnare le linee guida dell’imminente «valorizzazione del ruolo della professione forense nell’ambito del giudizio civile», rammentando le cifre della lentezza della «macchina»: nell’area Ocse, infatti, «il tempo medio stimato per la conclusione di un procedimento in tre gradi di giudizio è di 788 giorni, con un minimo di 368 in Svizzera e un massimo di quasi otto anni in Italia».

C’è da rimboccarsi le maniche per sfoltire il numero dei dibattimenti pendenti, riferisce l’esponente governativo, preannunciando di voler «promuovere l’attuazione di provvedimenti finalizzati a incentivare la risoluzione stragiudiziale delle controversie in chiave deflativa del contenzioso in entrata, introducendo istituti quali la camera arbitrale dell’Avvocatura e la procedura di negoziazione assistita» curata dagli stessi professionisti, iniziativa «peraltro già all’attenzione del Parlamento».

Sul tavolo del dicastero di via Arenula, inoltre, ci sono già fascicoli riguardanti delle «misure volte a potenziare l’ufficio del processo», a far fare un salto di qualità ai legali nell’ambito del giudizio civile, nonché per «riqualificare la magistratura onoraria»; gli effetti che ci si attende da tali interventi sono, innanzitutto, un decremento sensibile dei tempi dei procedimenti, facendo, nel contempo, lievitare l’indice di produttività degli uffici giudiziari.

La strategia di riduzione dell’arretrato, tiene a sottolineare Orlando, insieme all’insieme delle correzioni da apportare al ddl Cancellieri (che saranno sicuramente considerevoli, lascia intendere, essendo il provvedimento «strutturato in forma di delega al governo, con la naturale possibilità che s’arricchisca col contributo parlamentare»), verrà realizzata «nella logica dell’ascolto dell’Avvocatura, attore decisivo nel quadro del sistema giustizia». Ed una delle prime modifiche riguarderà la motivazione a richiesta (previo pagamento) del verdetto, oggetto dell’interrogazione di Edmondo Cirielli (FdI), che sottolinea a ItaliaOggi come sia una «criticità fornire soltanto il dispositivo, e non i dettagli sul perché si è stati condannati, in primo grado, a meno che non si decida di versare una somma per conoscerli e poter accedere all’appello. Non tutti possono permetterselo, quindi», prosegue il deputato, «è un modo per comprimere i diritti. Sono soddisfatto della risposta del ministro che ha aperto alla revisione del testo».

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