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L’avviso disconosciuto manda ko la notifica

In caso di eccezione relativa alla mancata notificazione di un atto prodromico a quello impugnato, qualora l’ente resistente depositi in giudizio la copia fotostatica dell’avviso di ricevimento relativa a detta notifica, il disconoscimento specifico e motivato della copia prodotta onera l’amministrazione al deposito dell’originale, pena la nullità della notifica per mancata prova. È il principio che si legge nella sentenza n. 5077/17 della Corte di cassazione con cui è stata cassata una sentenza della Ctr Calabria e, decidendo nel merito, è stato accolto il ricorso introduttivo del contribuente. L’impugnazione originaria riguardava una cartella di pagamento, in merito alla quale si eccepiva la mancata notificazione del prodromico avviso di accertamento che aveva determinato l’iscrizione a ruolo. L’Agenzia delle entrate depositava nel giudizio di prime cure la copia dell’avviso di ricevimento attestate la notifica dell’accertamento e, con una memoria successiva, il contribuente contestava la conformità di tale documento a quello originale, muovendo specifiche censure volte a supportare l’eccezione. In primo grado la cartella veniva annullata, ma la Ctr Calabria, accogliendo l’appello dell’Agenzia, restituiva validità all’iscrizione a ruolo. Contro tale sentenza, il contribuente contestava la valutazione eseguita dal giudice regionale in merito alla notificazione dell’avviso di accertamento presupposto alla cartella. Infatti, a fronte del disconoscimento della copia dell’avviso di ricevimento, unico atto attestante la notifica, l’Agenzia delle entrate non aveva prodotto l’originale del documento. La doglianza ha convinto il collegio di legittimità a ribaltare l’esito del giudizio di seconde cure e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, è stato accolto il ricorso introduttivo del contribuente con conseguente annullamento della cartella originaria. La Cassazione richiama il consolidato orientamento secondo cui, a fronte di uno specifico disconoscimento della copia fotostatica, è onere della parte resistente produrre l’originale del documento. Il disconoscimento, ricordano i giudici, deve essere specifico, motivato e introdotto nella prima udienza o alla prima risposta successiva alla produzione della copia. L’amministrazione, sulla quale incombeva l’onere di produrre il documento originale, «non ha provveduto all’incombenza, sicché la notificazione non è stata provata». L’accoglimento di tale motivo ha assorbito le restanti censure, consentendo alla Cassazione di emettere sentenza favorevole al contribuente.

[omissis] Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, «l’art. 2719 cod. civ. esige l’espresso disconoscimento della conformità con l’originale delle copie fotografiche o fotostatiche e si applica tanto al disconoscimento della conformità della copia al suo originale quanto al disconoscimento dell’autenticità di scrittura o di sottoscrizione, dovendosi ritenere, in assenza di espresse indicazioni, che in entrambi i casi la procedura sia soggetta alla disciplina di cui agli artt. 214 e 215 cod. proc. civ.. Ne consegue che la copia fotostatica non autenticata si ha per riconosciuta, tanto nella sua conformità all’originale quanto nella scrittura e sottoscrizione, ove la parte comparsa non la disconosca in modo specifico e non equivoco alla prima udienza ovvero nella prima risposta successiva alla sua produzione, mentre il disconoscimento onera la parte della produzione dell’originale, fatta salva la facoltà del giudice di accertare tale conformità anche aliunde» (Cass. n. 13425 del 2014, n. 19680 del 2008, n. 1525 del 2004).

Nella specie il contribuente in primo grado, dopo la produzione da parte dell’ufficio di copie fotostatiche degli avvisi di ricevimento relativi alla notificazione degli avvisi di accertamento sulla cui base la cartella di pagamento era stata emessa, con la memoria del 12 aprile 2005 ha disconosciuto la conformità all’originale delle dette copie fotostatiche, e così ha fatto con la memoria di costituzione in appello, trascritta nel ricorso per cassazione in parte qua; l’amministrazione, sulla quale incombeva l’onere di produrre gli originali, dal canto suo non ha provveduto all’incombente, sicché la notificazione degli atti prodromici alla cartella di pagamento impugnata, che il contribuente sosteneva di non aver mai ricevuto, non è stata provata.

Il quinto motivo del ricorso deve essere pertanto accolto, con assorbimento degli altri motivi, compresa ogni questione concernente la convivenza con il contribuente della consegnataria degli avvisi di accertamento, la sentenza impugnata va cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, con l’accoglimento del ricorso introduttivo del contribuente.

Le spese del processo seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

PQM La Corte accoglie il quinto motivo del ricorso, assorbiti gli altri motivi, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo del contribuente. ( )

Benito Fuoco

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