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Lavoro, voucher «tracciabili» con un sms all’Inps

Diventa più difficile l’utilizzo disinvolto dei voucher, i buoni per pagare a ore i lavoratori, che solo nel 2015 hanno visto crescere la loro diffusione di oltre il 60%. Il consiglio dei ministri di oggi pomeriggio dovrebbe approvare un decreto correttivo che ne prevede la tracciabilità. Cosa vuol dire?

Oggi l’impresa o il professionista che acquista il voucher ha un mese di tempo per utilizzarlo ma non ci sono altre restrizioni. Con il decreto diventerà obbligatorio comunicare all’Inps, via sms o email, il nome e il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione, almeno 60 minuti prima dell’inizio. Questo per evitare, almeno nelle intenzioni, che il buono acquistato rimanga nel cassetto. E venga «timbrato» solo in caso di problemi, come un incidente sul lavoro. O che lo stesso buono, valido per un’ora, venga fatto valere in realtà per un periodo più lungo. Chi viola l’obbligo di comunicazione rischierà una sanzione che va da un minimo di 400 a un massimo di 2.400 euro. Nella bozza discussa la settimana scorsa, a mandare mail o sms all’Inps erano tenute anche le famiglie che con i voucher pagano la tata o la colf. Ma nell’ultima versione del decreto questa misura è stata eliminata, perché sarebbe stata considerata come un intralcio per le famiglie.

Introdotti nel 2008 solo per la vendemmia fatta da studenti e pensionati, i voucher hanno visto progressivamente ampliare il loro campo di applicazione e adesso sono utilizzati praticamente in tutti i settori: dai 500 mila buoni venduti nel primo anno, siamo passati agli oltre 115 milioni del 2015. Un boom definito «sospetto» anche dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti e dal presidente dell’Inps, Tito Boeri. Nello stesso decreto viene introdotta anche la cosiddetta solidarietà espansiva. È la possibilità per le aziende di utilizzare i contratti di solidarietà, che riducono il salario e l’orario di lavoro, non solo per evitare i licenziamenti. Ma anche per procedere a nuove assunzioni. Per il momento la strada si apre solo per le imprese che hanno già un contratto di solidarietà in corso da almeno un anno e firmato con in sindacati entro il 31 dicembre del 2015. Ma è possibile che nei prossimi mesi questi paletti si allarghino, dando alle aziende uno strumento potentissimo per procedere al ricambio generazionale dei dipendenti.

Lorenzo Salvia

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