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Lavoro e vaccini, nuove regole

Vaccinazioni contro il Covid e lavoro, l’Europa va in ordine sparso, ma in alcuni Paesi il vaccino diventa già un requisito necessario per alcune professioni. Il rifiuto del vaccino potrebbe infatti giustificare l’allontanamento dal posto di lavoro. È quanto emerge dalla ricerca di Ius Laboris, alleanza internazionale di specialisti in diritto del lavoro, che ha analizzato, con la collaborazione dello studio legale Toffoletto De Luca Tamajo, l’orientamento di 17 Paesi rispetto all’obbligatorietà della vaccinazione sul posto di lavoro. In Italia, come in gran parte degli Stati, nessuno può essere obbligato a sottoporsi ad un trattamento sanitario senza una specifica regolamentazione legale. Le aziende, però, hanno l’obbligo di salvaguardare la salute e la sicurezza dei propri dipendenti e molte, come per esempio ospedali, supermercati e trasporti, hanno responsabilità verso terzi. In quest’ottica, se il vaccino è considerato una misura di protezione sia personale che per la collettività, il datore di lavoro può considerare il collaboratore che non si sottopone alla profilassi temporaneamente non idoneo allo svolgimento della sua mansione, perché impossibilitato a renderla in sicurezza, per sé e per gli altri. Pertanto, il dipendente che rifiuta il vaccino potrebbe essere spostato a lavorare da remoto o in totale isolamento, se la mansione glielo consente, oppure sospeso dalla prestazione, senza retribuzione.

In Italia le aziende stanno dando la disponibilità delle proprie sedi per vaccinare i dipendenti. Per incentivare la vaccinazione, potrebbero implementare momenti formativi per sensibilizzare i lavoratori. Alcuni Paesi, soprattutto nel Nord Europa, permettono ai datori di lavoro di destinare un premio ai dipendenti che si sottopongono al vaccino, anche se questo potrebbe essere considerato un trattamento discriminatorio verso chi, per esempio, non può essere vaccinato.

La totalità dei Paesi esaminati nel report non ha introdotto un obbligo alla vaccinazione a livello legislativo, mentre alcuni prevedono la possibilità di adottare misure organizzative più stringenti.
È il caso di Gran Bretagna, Francia, Olanda e Usa, che consentono ai datori di impedire ai dipendenti non vaccinati di accedere al luogo di lavoro, concordando modalità alternative per svolgere la prestazione, per esempio in lavoro agile o mutando mansioni, oppure usufruendo di un congedo.

In Italia il datore può ritenere temporaneamente inidoneo a rendere la prestazione in sicurezza il lavoratore che, potendolo fare, non si vaccini e quindi allontanarlo o esonerarlo senza retribuzione. Qualora poi l’assenza dal lavoro, per il suo prolungarsi, arrechi pregiudizio all’organizzazione aziendale, è ipotizzabile il licenziamento per giustificato motivo.

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