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Lavoro, un sorvegliato speciale

Licenza di licenziare a chi lascia la cassa integrazione. Questa la nuova regola operativa dal 1° luglio, in sostituzione del vigente divieto di licenziamento «senza se e senza ma». La novità sta nel cambio di paradigma applicativo: fino al 30 giugno alle aziende «destinatarie» di Cig anche se non beneficiarie; dal 1° luglio solo alle aziende «beneficiarie». A stabilirlo è l’art. 40 del dl n. 73/2021, Sostegni-bis, pubblicato sulla G.U. n. 123/2021 e in vigore dal 26 maggio. Tra le altre misure per il lavoro (elenco in tabella) la nuova «solidarietà difensiva» e il nuovo «contratto di rioccupazione».

Licenza di licenziare (da luglio). Lo spartiacque è il 1° luglio: d’allora non ci sarà più possibilità di chiedere la Cig Covid che, introdotta dal Cura Italia è stata prorogata durante la pandemia fino al Sostegni, con altre 13 settimane entro il 30 giugno. Lo stop alla Cig Covid porterà lo stop del divieto di licenziamento generalizzato: sopravviverà, infatti, solo per le aziende che ricorreranno agli ammortizzatori con due alternative: 1) nuova «solidarietà difensiva» o 2) Cig normale (non Covid). Nel primo caso, il «non licenziare» è fondante la validità dell’accordo stesso di solidarietà; nel secondo caso, il divieto opererà per tutta la durata della Cig, ma non oltre il 31 dicembre.

Si ricorda, infine, che alle aziende «destinatarie» di Aso o Cigd Covid (28 settimane fino a dicembre) e a quelle agricole (120 giornate di Cisoa fino a dicembre) il divieto rimane confermato fino al 31 ottobre, a prescinderne dalla «fruizione».

Lavorare meno per lavorare tutti. Le aziende che hanno subito una forte contrazione dell’attività (50% o più nel I semestre 2021 rispetto allo stesso periodo del 2019) potranno concordare con le parti sociali uno specifico «accordo collettivo aziendale» finalizzato a ridurre l’orario di lavoro (fino all’80%) e a fruire di «cassa integrazione straordinaria in deroga» (Cigsd) per evitare licenziamenti nella ripresa post pandemia. La novità è prevista dall’art. 40 del dl n. 73/2021. Tre le condizioni:

a) si tratta di misure «alternative» alla Cig e, pertanto, possono avvalersene soli i datori di lavoro che, nello stesso periodo, non si avvalgono di Cig;

b) deve trattarsi di datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività per eventi Covid;

c) i datori di lavoro devono aver subito il predetto calo di fatturato del 50% o più.

Punto di partenza è la stipula di un «accordo aziendale» per ridurre l’attività ai dipendenti in forza, in media oraria non superiore all’80% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile.

Per ciascun lavoratore, inoltre, la riduzione complessiva dell’orario non potrà superare il 90% nel periodo per cui l’accordo è stipulato. L’accordo, inoltre, deve precisare le modalità con cui l’impresa, per soddisfare esigenze temporanee di maggior lavoro, potrà modificare in aumento l’orario, entro il limite dell’orario normale. In tal caso, il maggior lavoro comporterà una corrispondente riduzione della Cigsd.

La stipula dell’«accordo» dà possibilità ai datori di fare domanda di «Cigsd», in deroga cioè agli artt. 4 e 21 del dlgs n. 148/2015 per una durata massima di 26 settimane tra il 26 maggio e il 31 dicembre 2021.

La Cigsd va a integrare la retribuzione persa dai lavoratori per la riduzione dell’orario ed è pari al 70% di quanto sarebbe loro spettato per le ore di lavoro non prestate, con riconoscimento della contribuzione figurativa e senza applicazione dei limiti ordinari di importo degli ammortizzatori.

Naspi più pesante. Dal 26 maggio al 31 dicembre è sospesa la decurtazione dell’indennità Naspi, in misura del 3% dal quarto mese di percezione in poi.

La Naspi è pari al 75% della retribuzione media mensile degli ultimi quattro anni del lavoratore (ci sono limiti minimi e massimi); dal quarto mese, è ridotta del 3% per ogni mese di percezione.

Il Sostegni-bis disapplica questa decurtazione fino al 31 dicembre stabilendo, però, che, dal 1° gennaio 2022 l’importo è aggiornato considerando le decurtazioni inapplicate.

Si ricorda che il dl Sostegni ha previsto, dal 23 marzo al 31 dicembre, anche la disapplicazione del requisito di «occupazione» di 30 giornate nei 12 mesi precedenti la perdita del lavoro per il diritto alla Naspi.

Proroga Rem. Il Sostegni-bis proroga, a domanda, il reddito di emergenza (Rem) da giugno a settembre (il dl Sostegni l’aveva già prorogato da marzo a maggio).

Il Rem è riconosciuto ai nuclei familiari in difficoltà per il Covid, in presenza di requisiti di residenza, economici, patrimoniali e reddituali (per quest’ultimo, ai fini della nuova proroga, si fa riferimento al reddito di aprile 2021). Le domande per il nuovo Rem si presentano entro il 31 luglio 2021.

Contratto di rioccupazione. L’art. 41 del dl n. 73/2021 introduce, in via eccezionale, dal 1° luglio al 31 ottobre, un nuovo contratto di lavoro subordinato, a tempo indeterminato, al fine d’incentivare l’inserimento nel mercato del lavoro dei disoccupati: il «contratto di rioccupazione».

È prevista la forma scritta ai fini della prova e una condizione basilare: la definizione di un «progetto individuale di inserimento» (Pii), della durata di sei mesi, finalizzato a garantire l’adeguamento delle competenze del lavoratore al nuovo contesto lavorativo. Durante tale periodo opera il divieto di licenziamento. Al termine del periodo d’inserimento, le parti (datore di lavoro o lavoratore) possono chiudere il rapporto con preavviso. Se nessuna parte recede, il rapporto prosegue come ordinario rapporto a tempo indeterminato.

Ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo e del lavoro domestico, che assumono con il nuovo contratto è riconosciuto, per un periodo massimo di sei mesi, l’esonero del 100% dei contributi a loro carico, con esclusione dei premi Inail, nel limite di 6.000 euro annui (3.000 semestrali, 500 mensili), senza conseguenze negative sugli accrediti ai lavoratori. Oltre che nel rispetto dei principi generali per tutti gli incentivi, l’esonero spetta a condizione che, nei sei mesi precedenti l’assunzione, non ci siano stati licenziamenti, individuali per giustificato motivo oggettivo o collettivi, nella stessa unità produttiva di assunzione.

Contratto di espansione. Introdotto per gli anni 2019 e 2020 è stato prorogato per il 2021 alle imprese con processi di reindustrializzazione e riorganizzazione. Previo accordo con ministero del lavoro e sindacati, il contratto consente all’azienda di contenere il costo del lavoro riducendo l’orario di lavoro in cambio di Cigs o con il prepensionamento dei lavoratori più vicini alla pensione (entro cinque anni). Per il biennio 2019/2020 vi hanno potuto far ricorso le imprese con forza lavoro oltre 1.000 unità; per l’anno 2021 il requisito è fissato a 500 (Cigs) e 250 per l’esodo incentivato. Il Sostegni-bis riduce entrambi i requisiti a 100 unità.

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