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Lavoro, si tratta sullo sprint

Per la riforma del mercato del lavoro la svolta potrebbe arrivare in giornata. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, incontrerà nel pomeriggio alla Camera i capigruppo della maggioranza e i due relatori del provvedimento. Un vertice fissato alle 18,30, dopo l’informativa che il ministro terrà in Senato sul «nodo» esodati. Anche sulla base delle indicazioni che arriveranno su quel fronte caldissimo potrebbe maturare un’intesa per il via libera al Ddl lavoro prima del vertice europeo del 28 e 29 giugno, come auspicato dal presidente del Consiglio, Mario Monti. Non è neppure escluso che in settimana, a sigillare l’intesa finale, si tenga un nuovo vertice tra lo stesso Monti e i leader Alfano, Bersani e Casini, forse prima degli incontri programmati per venerdì con Merkel, Hollande e Rajoy.
La giornata è stata a due facce: in mattinata Pdl e Pd hanno ribadito le posizioni di domenica, con Renato Brunetta e Maurizio Gasparri che hanno respinto il «diktat» dell’Esecutivo e i Democratici a insistere per una soluzione immediata per gli esodati in cambio del via libera al Ddl lavoro in tempi strettissimi. Poi nel pomeriggio è maturata l’apertura. Complice anche lo spettro dei mercati che non hanno dato tregua, con lo spread di nuovo in crescita. Per rivedere l’agenda dei lavori, anche se finora non è arrivata alcuna richiesta ufficiale di un’accelerazione dei tempi, come ha fatto osservare il presidente della commissione Lavoro, Silvano Moffa, dovrebbe bastare una soluzione convincente sugli esodati e che rappresenti un passo avanti rispetto al decreto ministeriale sui 65mila «salvaguardati» e l’ok del ministro ad accogliere qualche ritocco alla riforma del lavoro, magari utilizzando il canale degli emendamenti al decreto sviluppo.
Per ulteriori correzioni alla riforma, del resto, continuano a spingere i sindacati e le organizzazioni imprenditoriali, come ha fatto ieri il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi («Un testo da rivedere, ma visto il momento di difficoltà, se ne discuterà più avanti») e come ha aggiunto il vicepresidente per le relazioni industriali, Stefano Dolcetta («Si è persa una grande occasione, speriamo ce ne sia un’altra»).
Lo stesso ministro, nelle dichiarazioni di ieri, ha fatto più di un’apertura durante un incontro organizzato dall’Associazione democratici per Milano. «La riforma non esaurisce gli interventi su questo fronte. È necessario effettuare un monitoraggio di quali effetti produrranno le norme e poi calibrare ulteriori interventi se i risultati saranno inferiori alle attese». Risultati che dovranno essere misurati rispetto ai tre obiettivi che la riforma vuole conseguire: aumentare l’impiego, incrementarne la qualità, accrescere la produttività.
Il ministro ha difeso il testo che è stato messo a punto dal Governo a seguito di un dialogo con le parti sociali «che è diverso dalla concertazione, per cui a fronte di interessi e posizioni differenti, il governo si è preso delle responsabilità e ha fatto una sintesi, non un compromesso. La riforma non è un cattivo compromesso ma costituisce un buon equilibrio che serve a imboccare un percorso di crescita nella recessione».
Rispondendo alle sollecitazioni di alcuni rappresentanti degli «esodati», il ministro ha ammesso che i numeri in gioco si sono rivelati superiori alle prime stime, ma che si tratta di persone che non hanno un problema immediato e per i quali si sta lavorando. Per questo motivo ha chiesto di avere pazienza. Mentre per quanto concerne nello specifico i genitori in congedo per assistere figli disabili, non ha escluso un ritocco per allargare la salvaguardia oltre le 150 persone individuate finora su un bacino complessivo di 3mila: «Sono rimasta mortificata – ha detto – nel vedere gli effetti dell’emendamento proposto dal Parlamento. Vedremo se sarà possibile intervenire». Ma in generale, ha sottolineato Elsa Fornero, le risorse sono ridotte «e non riesco a tirarle fuori dal nulla».

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