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Lavoro, sgravi fino a 6mila euro per chi assume disoccupati

Nel Dl Sostegni bis debutta un contratto subordinato a tempo indeterminato di rioccupazione incentivato con l’esonero contributivo al 100% – fino a 6mila euro su base annua – per la durata di sei mesi, con l’obiettivo di spingere l’inserimento nel mercato del lavoro dei disoccupati nella fase di ripresa di attività post pandemia.

Non solo. Si ritoccano anche il contratto di espansione, la cui soglia dimensionale scende a 100 addetti, e il contratto di solidarietà: per le imprese, che dal 30 giugno avranno lo sblocco dei licenziamenti, e hanno subito perdite di fatturato di almeno il 30%, l’ammortizzatore (attivabile per una durata di 24-36 mesi) prevede un reintegro di retribuzione per il lavoratore al 70% (oggi 60%). La Cigs per cessazione si allunga di altri 6 mesi per le crisi industriali aggravate dall’emergenza sanitaria, al fine di dare più tempo per completare i piani di subentro delle nuove proprietà. Il Rem, il reddito di emergenza, si potrebbe allungare di altri mesi per coprire l’estate, e il décalage della Naspi, che attualmente scatta dal 4° mese di sussidio, si azzera fino al 31 dicembre.

Sono queste le principali misure del pacchetto lavoro destinato ad entrare nel decreto Sostegni bis – atteso in Cdm tra oggi e domani – messe a punto dai tecnici del ministero del Lavoro, guidato da Andrea Orlando. Il pacchetto vale tra 5-6 miliardi di euro, e tratteggia una serie di misure per accompagnare imprese e lavoratori a uscire dall’emergenza sanitaria ed economica.

Tornando al nuovo contratto di rioccupazione, strumento operativo dall’entrata in vigore del decreto fino al 31 ottobre, va definito, con il consenso del lavoratore, un progetto individuale di inserimento finalizzato all’adeguamento delle competenze di durata di sei mesi; al termine le parti possono recedere dal rapporto di lavoro o proseguire come ordinario contratto a tempo indeterminato.

Al datore di lavoro privato (con esclusione del settore agricolo e del lavoro domestico) è riconosciuto per un massimo di sei mesi l’esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali (con esclusione di premi e contributi dovuti al’Inail per l’assicurazione contro gli infortuni) nel limite massimo di 6mila euro su base annua, riparametrato su base mensile. Sono fissati alcuni paletti per beneficiare dell’esonero contributuivo; i datori di lavoro nei sei mesi precedenti l’assunzione non devono aver proceduto a licenziamenti individuali o per giustificato motivo oggettivo o collettivi nella stessa unità produttiva. Inoltre il licenziamento intimato durante o al termine del periodo di inserimento – o il licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo o collettivo di un lavoratore impiegato nella stessa unità produttiva e con lo stesso livello di inquadramento – comporta la revoca dell’agevolazione e il recupero del beneficio già fruito. Il beneficio è cumulabile con gli esoneri contributivi previsti (per il Sud, per donne e giovani).

Inoltre per il comparto commercio-turismo-terme viene reintrodotto lo sgravio contributivo per le imprese che non richiedono la cassa integrazione per i propri dipendenti, pur avendone usufruito in precedenza per far fronte all’emergenza Covid. La legge di Bilancio 2021 ha previsto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali per aziende che non richiedono trattamenti di integrazione salariale, fino a un massimo di otto settimane, fruibili entro il 31 marzo 2021, nei limiti delle ore di integrazione salariale già utilizzate a maggio-giugno 2020 (con esclusione dei premi e dei contributi dovuti all’Inail), ma l’incentivo è scaduto a fine marzo. Viene poi rifinanziata l’una tantum di 2.400 euro per i lavoratori stagionali del turismo, dello spettacolo e di altri settori, assieme a intermittenti, autonomi occasionali, venditori a domicilio, lavoratori a termine del turismo. E scatta il commissariamento dell’Anpal, l’agenzia nazionale politiche attive del lavoro, in previsione della modifica della governance che sarà ispirata al modello delle agenzie fiscali (un direttore generale, ma non più un presidente).

Una norma, infine, è rivolta ai giovani Neet (che non si formano, non studiano e non lavorano): con 50 milioni di euro si istituisce un fondo per la scuola dei mestieri per consentire alle aziende che prevedono alto tasso di specializzazione di fare scuole per giovani nei principali settori (dalla manifattura al tessile, alla cantierisica).

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