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Il lavoro riparte dal Covid

La morsa del Covid-19 rischia di intrappolare una «generazione perduta», nel nostro Paese, composta da giovani (gli under34, che hanno «contribuito per oltre metà alla perdita dei posti di lavoro»), donne (si son rilevate 100.000 posizioni in meno, a gennaio, rispetto a quelle degli uomini), occupati temporanei, ma anche da professionisti «vulnerabili». E, così, visto che la pandemia ha messo il turbo ai mutamenti («già in atto») che «producono sempre più spesso disallineamenti tra domanda e offerta» di impiego, occorre agire sulle competenze di base per coloro che sono «più lontani dal mercato», avviando, nel contempo, una formazione più avanzata per il personale maggiormente qualificato che, comunque, potrebbe trovarsi «in situazioni di transizione nei prossimi mesi», avendo, a quel punto, «bisogno di accompagnamento nella ricollocazione». È lo scenario dipinto ieri mattina, in Parlamento, dal ministro del Lavoro Andrea Orlando, che ha snocciolato le stime preliminari dell’Istat, a seguito dell’avvento del Coronavirus, nel 2020, che vedono l’incremento dei poveri assoluti di «circa un milione di unità rispetto all’anno precedente», giungendo complessivamente a 5,6 milioni.

Il «grave impatto» della crisi generata dal contagio, ha scandito, «è stato contenuto sia da misure strutturali di contrasto quali il reddito di cittadinanza (che ha coperto, nei mesi più «bui» dell’anno passato, «un milione e mezzo di nuclei familiari», cui vanno aggiunti i «300.000» percettori del Reddito di emergenza), sia da quelli realizzati durante l’emergenza, a partire dagli strumenti straordinari di integrazione al reddito con causale Covid», nonché le «varie indennità» per le platee escluse.

A proposito di quanto deciso dal precedente governo, si va verso la proroga del blocco dei licenziamenti, che, però, per chi dispone di strumenti ordinari «sarà legata ad un termine che sarà definitivo», per chi ne è privo verrà «agganciata alla riforma degli ammortizzatori sociali», attuata, ha sostenuto l’inquilino di via Veneto, «nella direzione dell’universalizzazione e della semplificazione delle misure», anche «sfruttando le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, che consentono un accesso più rapido al sostegno quando il datore di lavoro non è più in grado di anticipare la prestazione», capitolo su cui, ha detto, «abbiamo già costruito un pacchetto normativo».

Nella visione di Orlando, le politiche attive andranno ad estendere il raggio d’azione: ne è «parte integrante» le la formazione professionale, e «si dovrà esser in grado di cogliere per tempo le dinamiche del mercato e di riorientare l’offerta formativa sulla base dei fabbisogni», ha precisato dinanzi ai membri della commissione Lavoro del Senato; in attesa, però, di un intervento «sistemico», per il ministro vi sono «risposte da dare nell’immediatezza» a chi ha bisogno di assistenza intensiva nella ricerca di un’occupazione, «riattivando l’assegno di ricollocazione, sul quale stiamo lavorando ed è oggetto di un confronto» all’interno della Conferenza delle Regioni, ha concluso.

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