Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«Lavoro, riforma solo per i contratti futuri»

di Enrico Marro

ROMA — Riparte con una impostazione molto diversa la trattativa sulla riforma del mercato del lavoro, dopo il primo incontro tra governo e parti sociali andato male. Imprese e sindacati potranno contare ancora sulla cassa integrazione. Lo si è capito ieri sera ascoltando il ministro del Lavoro in tv a «Otto e mezzo». Elsa Fornero ha ribadito che la riforma «si farà» e dovrà essere «incisiva». Ha confermato che ci sono due mesi di tempo e che il governo cercherà il dialogo con sindacati e imprese. Ma, ed è questa la novità, che distinguerà la fase dell'«emergenza» dai cambiamenti strutturali che «guardano lontano». Il nuovo appuntamento a Palazzo Chigi è fissato per giovedì.
La riforma, ha spiegato Fornero, è parte di un disegno di politica economica «più ampio», lasciando intendere che sono ancora possibili scambi sul fronte fiscale, con incentivi per le aziende che stabilizzino i lavoratori, «sgravandole dai costi aggiuntivi», ma a patto che si trovino le risorse tagliando ulteriormente la spesa pubblica. Ma soprattutto il ministro ha lanciato un segnale importante a imprese e sindacati che avevano respinto al mittente ogni ipotesi di ridurre l'ambito di applicazione della cassa integrazione straordinaria: «Sappiamo che abbiamo un'emergenza. Che le imprese richiedono in questa fase riduzioni di personale per stato di crisi. Le nuove regole non si potranno applicare da domani».
Con la riforma strutturale, secondo il ministro, va sfoltita la giungla dei contratti atipici. Del resto, proprio ieri l'Istat ha documentato che nel periodo 2005-2010 il 71,5% delle assunzioni nelle grandi imprese è avvenuto con contratti a termine. Tuttavia, ha aggiunto Fornero, pensare a un contratto unico è «eccessivo». Ha confermato che si lavora al potenziamento dell'apprendistato, «ma a condizione che ci sia una effettiva formazione del lavoratore» e senza lasciare irrisolta la questione del che cosa succede alla scadenza dei tre anni. In questo senso ha ipotizzato incentivi per le imprese che stabilizzino i lavoratori e penalizzazioni per quelle che invece continuino ad usare contratti precari: «Bisogna rendere un po' più costosa la flessibilità alle imprese».
Fornero ha ribadito che l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che tutela dai licenziamenti senza giusta causa, «non è preminente ma non deve essere un tabù: si potrà discutere se mantenerlo nelle attuali formulazioni», anche perché, ha osservato, regole rigide possono essere di ostacolo agli investimenti dall'estero. In ogni caso, ha ribadito parlando sia dell'articolo 18 sia degli ammortizzatori sociali, chi oggi ha un contratto a tempo indeterminato «può contare sul mantenimento delle regole e delle tutele attuali». Per gli altri, «forme di flessibilità» potranno essere sperimentate all'interno di accordi con le Regioni.
E comunque, secondo il ministro, alcune cose sulla disciplina dei licenziamenti si possono fare anche col consenso del sindacato, come per esempio l'accelerazione dei tempi per ottenere le sentenze».
Infine, una battuta sulla Fiat («voglio che resti in Italia con l'orgoglio di un'industria che ha dato tanto al Paese ma anche ricevuto tanto: ne parlerò con Marchionne) e una sulla parità uomo-donna (Fornero è anche ministro delle Pari Opportunità): «Sì, si potrebbe ipotizzare di rendere obbligatorio, almeno per un periodo di tempo, il congedo di paternità». Il ministro ha negato contrasti col collega dello Sviluppo, Corrado Passera, mentre, risentita, non ha voluto commentare le critiche che le sono arrivate dal sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo. Domani Cgil, Cisl, Uil e Confindustria si incontreranno in vista della ripresa della trattativa a Palazzo Chigi, giovedì.
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa