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Lavoro, proposta comune dalle imprese

di Nicoletta Picchio

ROMA
Una discussione di un paio d'ore, per mettere a fuoco i punti critici, e la volontà di presentare un documento comune. «Abbiamo fatto una veloce discussione e ci pare che i punti critici siano piuttosto condivisi», ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, alla fine della riunione nella foresteria confindustriale di via Veneto, con i presidenti delle altre organizzazioni imprenditoriali, Abi, Ania, Alleanza delle Coop, Rete Imprese Italia. Subito dopo si è recata al Senato, in commissione Lavoro, per l'audizione sulla riforma del mercato del lavoro.
Il lavoro dei tecnici in questi giorni e ieri pomeriggio, prima della riunione tra i presidenti, è servito ad avvicinare le posizioni: «Mi pare che i temi sul tavolo siano quelli: contratti a termine, partite Iva, co.co.pro, lavoro intermittente. C'è assolutamente la volontà di presentarci insieme», ha specificato la Marcegaglia, annunciando, come aveva detto poco prima anche Marco Venturi, presidente di turno di Rete Imprese Italia, un documento comune. Già domani i tecnici si rimetteranno al lavoro, in modo ancora più operativo, per presentare una serie di proposte di modifica della riforma al governo.
Il Senato vuole andare avanti rapidamente, nel frattempo si stanno muovendo anche i partiti: oggi Confindustria e le altre organizzazioni imprenditoriali saranno sentite dal Pdl. Confindustria, dopo l'incontro a Palazzo Chigi del 22 marzo, aveva ripetutamente invitato il governo a non modificare i termini del verbale d'intesa (non era d'accordo solo la Cgil), affermando che di fronte alla prospettiva di una brutta riforma era meglio non farne nulla. Sia il disegno di legge presentato in Parlamento, sia il documento approvato dal Consiglio dei ministri il 23 marzo, secondo Confindustria hanno fatto emergere cambiamenti di un certo peso rispetto alle intese raggiunte a Palazzo Chigi.
«I rilievi di Confindustria al testo del disegno di legge – ha detto ieri sera la Marcegaglia durante l'audizione al Senato – non nascono dalla presidenza o dalla direzione generale, ma dalla preoccupazione di tutto il sistema delle imprese». La causa è un «combinato disposto degli ultimi mesi: si sono venuti a creare una serie di elementi che hanno mutato le prospettive del mercato del lavoro».
La riforma è al centro dell'attenzione anche del territorio, che preme per avere modifiche. «Vedremo cosa farà il Parlamento, non sono molto ottimista sulle modifiche all'articolo 18, che è una questione importante», ha commentato ieri il vice presidente di Confindustria, Alberto Bombassei.
Il presidente di Confindustria Veneto, Andrea Tomat, ammette che il mondo delle imprese si aspettava di più. «Confindustria si è presentata al tavolo con una riforma ampia, aperta alla concertazione. È necessario superare un sistema farraginoso, che possa rendere più competitive le aziende». Ma, ha aggiunto Tomat, «alcuni elementi del provvedimento inizialmente ipotizzato dal governo sono stati eccessivamente limati per non dire annacquati, come scrive il Wall Street Journal».
Anche il presidente di Confindustria Lombardia, Alberto Barcella, ritiene che «rispetto al testo che si conosceva prima delle modifiche introdotte con l'intervento dei partiti politici la riforma presenta correzioni asimmetriche. Il giudizio non può essere positivo: mi auguro che il Parlamento ristabilisca un equilibrio tra flessibilità in entrata e quella in uscita».

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