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Lavoro, pressing di Fini sui partiti Pd: ok il 28 se c’è il decreto-esodati

ROMA — La Camera sarebbe nelle condizioni di approvare la riforma del lavoro prima del Consiglio europeo del 28 giugno. Lo aveva chiesto il premier Mario Monti, prima di partire alla volta del G20 in Messico, partecipando sabato alla “Repubblica delle idee” a Bologna. Il presidente Gianfranco Fini, calendario alla mano, sostiene che l’aula di Montecitorio è nelle condizioni di mantenere l’impegno. Il testo è già in commissione, dopo l’approvazione al Senato.
Ma la terza carica dello Stato sostiene anche che a questo punto tutto è rimesso alla volontà di Pdl e Pd. E infatti, sono i due «soci di maggioranza» a mettersi di traverso o a dettare condizioni. I berlusconiani, dicendosi nettamente contrari a un’approvazione rapida dato che il presidente del Consiglio non ha voluto accettare a suo tempo la formula “decreto”, da loro suggerita a suo tempo (per arginare i condizionamenti
di Cgil e Pd). I democratici, perché ricollegano adesso il via libera alla riforma del lavoro alla soluzione entro questa settimana (con decreto) della partita sugli esodati. Elsa Fornero riferirà sui controversi numeri domani al Senato, dove per altro in settimana dovrebbe votarsi la mozione di sfiducia che Lega Nord e Lega hanno presentato contro il ministro.
È una corsa a ostacoli su tutti i fronti, per l’esecutivo. Che naviga già in un mare reso agitato dai venti che soffiano dall’Egeo sull’intero continente. Il presidente del Consiglio ha sperato nei giorni scorsi in una posizione comune della sua maggioranza, in sostegno del governo, in vista degli importanti appuntamenti europei. Giovedì il quadrilaterale con Merkel, Hollande e Rajoy, una settimana dopo il vertice a Bruxelles. Magari un documento congiunto, una mozione da approvare in Parlamento. Ma anche su quel terreno Pdl e Pd si sono divisi. Ciascuno dei due partiti sta lavorando a una propria mozione. Divergenti le posizioni, diverse le condizioni che vorrebbero porre al Professore per trattare con la cancelliera tedesca.
Dopo l’appello del premier sull’approvazione rapida della riforma del lavoro, il presidente della Camera Fini fa sapere che è possibile, ma «è necessario che Pdl e Pd ne condividano la necessità: non ci sono ostacoli procedurali, né regolamentari. È solo questione di volontà politica». Appunto. Il Pd, col capogruppo Franceschini, si dice pronto ad approvare la riforma entro il 28 giugno a patto che il governo vari entro questa settimana un decreto sugli esodati. E Cesare Damiano aggiunge un altro nodo da sciogliere ancora nella riforma: gli ammortizzatori sociali. Il Pdl, con Cicchitto e Gasparri, dice «no ai diktat» e attacca: «Se Monti aveva urgenza, doveva fare un decreto». Ma se l’affare esodati dovesse andare a soluzione e il Pd dovesse dare il via libera, con difficoltà il Pdl potrebbe sostenere la responsabilità di un veto sul lavoro. Il capogruppo Udc Gian Luca Galletti propone che commissione e Parlamento «lavorino anche sabato e domenica», Casini si augura «che prevalga la responsabilità e non ci siano disertori di fronte all’esigenza di unità nazionale ». E rilancia la mozione unitaria in sostegno del governo sull’Europa. Ma anche lì, i due partiti maggiori vanno per la loro strada. L’ultima offerta di Cicchitto al Pd è il voto «reciproco» alle rispettive mozioni. Dall’opposizione invece, Lega e Idv minacciano battaglia sulla riforma come su tutto il resto.

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