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Lavoro più caro dopo la riforma

Bilancio in rosso per la riforma del mercato del lavoro. Sale, infatti, il costo del lavoro con maggiori oneri contributivi sui contratti flessibili, con la nuova tassazione dei licenziamenti e con l’estensione degli ammortizzatori sociali ai settori esclusi. Sui contratti a termine, ad esempio, bisognerà versare l’addizionale contributiva dell’1,4% per il finanziamento della nuova Aspi, che significa pagare 28 euro mensili in più (364 euro all’anno) rispetto a quanto pagato oggi per il dipendente retribuito con 2 mila euro mensili. Peggio può succedere a chi assuma apprendisti. Oltre a dover pagare il nuovo contributo Aspi (1,31% oggi non dovuto), se il lavoratore non viene confermato, bisognerà pagare il nuovo contributo di licenziamento che, su una paga di 1.500 euro mensili, è di 482,50 euro per ogni anno di anzianità aziendale (tre anni di anzianità costano la «tassa» di 1.447,50 euro). Gli effetti onerosi colpiranno non solo il lavoro, ma anche cittadini, imprese e professionisti e a prescindere dal lavoro. Infatti, un’altra serie di misure fiscali ridurrà gli sconti Irpef oggi riconosciuti sui contratti di locazione e sul contributo Ssn, limiterà gli sconti fiscali sulle auto a imprese e professionisti ed eleverà di due euro l’addizionale comunale d’imbarco.

La cronaca. Il via libera definitivo è arrivato ieri, alla Camera, con la fiducia agli ultimi due (di quattro) articoli del ddl targato Fornero. «Abbiamo raggiunto un buon equilibrio», è stato il commento del ministro del lavoro, Elsa Fornero. Che ha aggiunto: «Il Governo è disponibile a cambiamenti ma cosa importante è far partire questa riforma».

Rincara il costo del lavoro. E di cambiamenti dovranno arrivarne molti, se il ministro vuol dar fede alle sue affermazioni che «il nostro costo del lavoro è già molto elevato e se avessimo la possibilità dovremmo ridurlo». Infatti, la riforma appena approvata va esattamente in opposta direzione aumentando il costo del lavoro non solo in termini contributivi, ma anche burocratici. In tabella sono indicate le principali novità con cui, in termini di costi, i datori di lavoro dovranno adesso confrontarsi. Costerà di più la flessibilità, ma costerà di più (rispetto a oggi) anche il lavoro «standard» per via delle nuove previsioni delle coperture assistenziali che scaturiranno dall’istituzione dei nuovi fondi bilaterali.

Le misure fiscali. La riforma farà poco sorridere pure ai cittadini. Infatti, l’articolo 4 dispone alcune misure ‘fiscali’ che colpiscono indistintamente le tasche dei contribuenti (non soltanto i datori di lavoro). La prima novità, operativa dal prossimo anno, peserà sulle casse di imprese e di lavoratori autonomi, inclusi professionisti ed esclusi agenti e intermediari di commercio. Riduce la deducibilità di spese ed altri costi relativi alle autovetture alla misura del 27,5% dal 40% di oggi. Un esempio. Un’impresa o un professionista che dichiari redditi per 50 mila euro, avendo quindi un’aliquota media di tassazione Irpef del 50%, sull’auto del valore di 20 mila euro risparmierà 1.650 euro di Irpef rispetto ai 2.400 di oggi (perde 750 euro), senza considerare le altre imposte (Irap, addizionali Irpef). La novità colpirà pure le auto date in uso promiscuo ai dipendenti, per le quali il limite di tassazione passa dal 90% (di oggi) al 70%. La seconda novità aumenta l’addizionale comunale dei diritti d’imbarco sugli aeromobili che, dal 1° luglio 2013, passerà dagli attuali 4,5 euro a 6,5 euro (due euro in più). Terza novità interessa i possessori di immobili locali senza cedolare secca: pagheranno più Irpef, in sede di dichiarazione dei redditi, perché mentre oggi hanno possibilità di abbattere con un forfait del 15% il canone di locazione prima di assoggettarlo ad Irpef, dal prossimo anno l’abbattimento sarà ridotto al 5%. Un esempio sempre per chi abbia redditi per 50 mila euro e aliquota media di tassazione Irpef del 30%. Sulla pigione di 15 mila euro l’anno, mentre oggi paga 3.825 euro di Irpef, dal prossimo anno dovrà pagarne 4.275 euro (450 euro in più senza contare le addizionali).

Ultima botta riguarda la deducibilità del contributo Ssn pagato sulle polizze assicurative auto. Oggi, la quota di tale contributo pagata alle compagnie sul premio do assicurazione (10,5%) rappresenta un «onere deducibile» che, indicato in dichiarazione dei redditi (Unico o 730), abbassa l’imponibile Irpef determinando uno sconto d’imposta. Dall’anno prossimo scompare questa piena deducibilità e l’importo del contributo diventa deducibile per l’ammontare eccedente i 40 euro. Per esempio, chi paga 100 euro di contributo Ssn, oggi ottiene uno sconto Irpef su tutti i 100 euro; dal prossimo anno su 60 euro (cioè al netto della franchigia di 40 euro).

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