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Lavoro, pensioni, Iva: le tre condizioni «inderogabili»

Tre condizioni, da rispettare immediatamente. Questa è stata la controproposta dei creditori alla Grecia. Secondo il ministro delle Finanze finlandese Alexander Stubb, al tavolo negoziale sono state avanzate tre richieste inderogabili: l’approvazione del pacchetto di leggi promesso da Atene entro mercoledì, un maggiore sforzo sulla riforma del lavoro e delle pensioni, sull’aumento delle imposte e in particolare dell’Iva e un impegno più chiaro sulle privatizzazioni.
I creditori, di fronte alla richiesta di altri 74 miliardi di aiuti, vogliono ora che la Grecia conquisti la loro fiducia, dopo trattative lunghe e tortuose e – soprattutto – dopo la sorpresa di un referendum che, comunque lo si giudichi, ha reso evidente quanto il governo greco sia e voglia essere estraneo alle liturgie delle élites politiche europee.
Non si può dire che i creditori non siano esigenti. In tre giorni Atene dovrebbe approvare una revisione dei sistemi di raccolta dell’Iva; una riforma delle pensioni, per rendere il sistema previdenziale davvero sostenibile; un nuovo codice di procedura civile; l’indipendenza dell’istituto di statistica Elstat; le regole previste dal Fiscal Compact e in particolare la nascita di un consiglio di bilancio indipendente; e l’adozione delle nuove regole europee sulla gestione delle crisi bancarie.
Se questa lista è corretta – manca un comunicato ufficiale – l’enfasi dei creditori è ancora molto orientata sulla tenuta un po’ astratta dei conti e molto meno sulla crescita. Anche le pressioni per una riforma del mercato del lavoro, in un paese che ha visto il costo del lavoro per persona calare del 25%, e quello orario dell’11% dal 2010 al 2014 senza grandi risultati, non sembra essere più urgente di altre misure che possano davvero aumentare rapidamente la produttività del paese. Senza adeguate riforme dei mercati dei prodotti e dei servizi, nuove regole sul lavoro e privatizzazioni sono destinate a dare risultati limitati. Solo la riforma della procedura civile – che è un fattore centrale per assicurare la certezza dei contratti – sembra avere il compito di migliorare l’”ambiente” economico del paese.
Anche tenuto conto di questa eccezione, i creditori – i tedeschi soprattutto – sembrano ancora una volta più orientati a imporre una visione politica che a risolvere il problema della crescita greca, senza la quale non c’è né sostenibilità del debito né solidità dei piani di rientro: secondo l’economista belga Paul de Grauwe basta una crescita del Pil nominale (inflazione compresa!) del 2% annuo per rendere la Grecia solvente (anche se oggi è illiquida).
Hanno sorpreso anche i tempi. Le riforme devono essere approvate in tre giorni. È un compito quasi impossibile e non è impossibile immaginare che un’attuazione parziale sarebbe alla fine considerata sufficiente. Sarebbe però in ogni caso necessaria una nuova maggioranza di unità nazionale – parlamentare, perché non c’è tempo di un rimpasto e di un voto di fiducia – per ridurre al minimo contestazioni, emendamenti ed eventuali ostruzionismi.
I leader europei non sono impazziti. La Costituzione greca, in ogni caso, rende virtualmente possibile un tour de force: dal 2012 a oggi un disegno di legge su 10 è stato approvato in soli due giorni. La via da seguire non è tanto quella dei decreti legge, emanati dal presidente della Repubblica, che se non sono ratificati decadono in 40 giorni. Non è chiaro se i creditori si fiderebbero di questa procedura.
Per i disegni di legge considerati molto urgenti, è prevista però una procedura particolare: il governo può chiedere un dibattito molto breve, e limitato ai relatori, i ministri e, per ogni forza politica, il leader e un portavoce. In due giorni si potrebbe approvare un mega-disegno di legge: 6-8 ore sono necessarie per i lavori delle commissioni – che devono riconoscere l’urgenza del provvedimento – mentre per il dibattito in aula sono concesse al massimo 10 ore. Il voto successivo deve avvenire articolo per articolo e poi per il complesso del disegno di legge. Solo il codice di procedura civile, se pronto, può essere approvato in blocco.
Il Fiscal compact, se deve avere rango di legge costituzionale – non in tutti i paesi l’ha avuto – non potrà però seguire questa procedura: la revisione costituzionale non può essere proposta dal governo, ma da 50 deputati e richiede due voti a distanza di un mese ciascuno con maggioranza dei due terzi che ne riconosca la necessità di una riforma, mentre la vera approvazione deve essere effettuata dal Parlamento successivo.
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