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Lavoro, ora il tutor entra a scuola

Un tutor in ogni scuola superiore e università per aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro. Il governo accelera sulla proposta dell’Anpal, la nuova Agenzia nazionale per le politiche attive. E prepara una prima selezione di 215 “facilitatori” in aprile, da destinare in mille istituti e 30 università a partire dal prossimo anno scolastico. Con l’obiettivo poi di salire a 430 tutor entro il 2018. E a quota mille nel 2019, così da coprire tutte le 5.400 scuole e le 60 università italiane. Una scossa non più rimandabile, visti i nuovi dati Istat relativi al mese di dicembre.
L’occupazione cresce solo per gli over 50. Mentre la disoccupazione degli under 24 torna sopra il 40%. Il doppio di dieci anni fa, quando un quarto dei ragazzi lavorava contro il 16% di oggi, nove punti in meno. Situazione speculare alla fascia 25-34 anni: 60% occupati, 17,8% in cerca, 26,5% inattivi. Dieci punti di occupati bruciati in un decennio, il doppio di senza lavoro e tre punti in più di scoraggiati. In soldoni, un milione e mezzo di giovani è pronto per un impiego, ma non lo trova. «Il dato di dicembre è brutto, non c’è dubbio», ammette Maurizio Del Conte, presidente Anpal. «E si spiega anche con il lungo periodo di inattività tra la conclusione del ciclo di studi e il primo contratto di lavoro».
Domanda e offerta non si incontrano. Di più, si ignorano. L’alternanza scuola-lavoro, gli stage in impresa obbligatori introdotti dalla riforma della Buona Scuola, hanno coinvolto più di un milione di studenti nel 2016. Bastano? «Bella l’idea, ma le gambe sono fragili », ragiona Del Conte. «Occorre una persona in carne e ossa negli istituti, in grado di sbrigare le pratiche per avviare i contratti di apprendistato, ma anche di incontrare le aziende. Non sarà solo. Alle spalle c’è una struttura, l’Anpal, un progetto e soprattutto un modello. Non andrà alla cieca, si muoverà nei settori dove la domanda è vivace. Si coordinerà con le scuole del territorio e i loro uffici di placement. E orienterà i ragazzi nelle scelte». L’Agenzia si occuperà di reclutare, selezionare e poi formare i tutor a partire da aprile. Anche grazie ai fondi strutturali europei che già finanziavano un analogo piano, gestito da Italia Lavoro. E alla collaborazione con il ministero dell’Istruzione.
Ma ora toccherà correre. Se è vero, come prevede Unioncamere, che le imprese faticheranno a coprire un posto su cinque nei primi tre mesi di quest’anno per mancanza di candidati adeguati. D’altro canto, un Pil che stenta a ruggire sopra l’1% non autorizza sogni. I 242 mila posti creati nel 2016 si devono interamente alla fascia degli over 50, trattenuti al lavoro dagli allungati criteri per il pensionamento, con 410 mila occupati extra. Ai quali sottrarre i 149 mila posti bruciati nella fascia 35-49 anni. E i 20 mila dei 25-34 anni. I giovanissimi si consolano con mille occupati in più. Davvero troppo poco. «Abbiamo un problema di competenze, c’è bisogno di un lavoro di accompagnamento che aiuti i giovani ad allinearsi con i cambiamenti, con la digitalizzazione», insiste il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Sperando che basti.

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