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Lavoro o casa, scontro governo-Ue sulle tasse

ROMA- Gli italiani vedono un futuro più roseo: lo testimonia, secondo l’Istat, il clima di fiducia dei consumatori che a settembre non è mai stato così alto da oltre 13 anni. Stesso discorso per la fiducia da parte delle imprese che tocca il top da quasi 8 anni. Intanto si consuma l’ennesimo scontro tra l’Ue e il governo Renzi: Bruxelles consiglia di «alzare le tasse su casa, consumi e ambiente e abbassarle sul lavoro». Il premier replica: «Quali tasse ridurre lo decidiamo noi, non un euroburocrate».
In particolare nel rapporto sulla fiscalità diffuso dalla Commissione europea, c’è scritto che l’Italia, insieme a Belgio, Francia, Austria, Portogallo, Romania, Repubblica Ceca e, in misura minore, anche Germania, Olanda, Svezia, Finlandia, Estonia, Lituana e Croazia, hanno un «potenziale bisogno di ridurre un peso fiscale relativamente alto sul lavoro». Queste nazioni hanno «il potenziale per finanziare lo slittamento aumentando quelle tasse che sono meno dannose per la crescita». Quindi ci sarebbe almeno un margine «per spostare il peso fiscale a imposte meno distorsive, come quelle sui consumi, quelle ricorrenti sulla proprietà immobiliare e quelle sull’ambiente», precisano i tecnici di Bruxelles che invitano anche a «limitare le esenzioni» visto «il gap sull’Iva significativamente più alto della media Ue, con bassi livelli di introiti e di rispetto delle norme amministrative». Chiaro il riferimento anche all’evasione fiscale. Tra gli interventi suggeriti «la limitazione dei tassi ridotti nelle telecomunicazioni e l’abolizione di quelli per l’energia».
Matteo Renzi, però, respinge al mittente le proposte: «Il compito dell’Ue non è mettere bocca su quali scelte fiscali adottare nei singoli Paesi – spiega -. Spero che l’Unione Europea abbia la forza di farsi sentire sui temi su cui dovrebbe realmente farsi sentire, come la crisi dei migranti». Poi l’inquilino di Palazzo Chigi ribadisce: «Nella legge di Stabilità ci sarà l’eliminazione della tassa sulla prima casa, da ora e per sempre. Ciascuno faccia il suo mestiere: noi facciamo il nostro». Di parere opposto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio: «Renzi non ha le risorse necessarie per togliere l’Imu. E l’Europa non ha nessuna intenzione di fare ulteriori concessioni a Roma, perché tutto quello che poteva fare, in termini di flessibilità lo ha già fatto».
Tornando all’indagine dell’Istat, l’indice del clima di fiducia dei consumatori (espresso in base a 2010=100 ndr ), aumenta a settembre di quest’anno a 112,7 da 109,3 di agosto. Tutte le stime della fiducia dei consumatori crescono, con una salita più consistente per quella economica (a 143,2 da 133,1), ma anche per quella personale (a 103,6 da 101,4), quella corrente (a 108,0 da 104,0) e quella futura (a 122,0 da 117,7). Migliorano le stime sia dei giudizi, sia delle attese dei consumatori sull’attuale situazione economica del Paese (a -47 da -61 e a 14 da 6, i rispettivi saldi). Gli intervistati vedono un rallentamento della crescita dei prezzi sia nei 12 mesi passati sia nei prossimi 12 mesi (a -19 da -14 e a -18 da -14 i saldi). Da non dimenticare poi che diminuiscono significativamente le attese di disoccupazione (a 7 da 25). Inoltre, sempre tra settembre e agosto la fiducia delle imprese italiane sale passando a 106,2 da 103,9. E cresce la fiducia nei vari settori: nel manifatturiero (a 104,2 da 102,7), nelle costruzioni (a 123,3 da 119,5), nei servizi di mercato (a 112,2 da 110,0) e nel commercio al dettaglio (a 108,8 da 107,8).
Nelle imprese manifatturiere, in particolare, migliorano sia i giudizi sugli ordini (a -11 da -15 il saldo), sia le attese sulla produzione (a 12 da 11), mentre le opinioni sulle scorte rimangono stabili (a 3). Analizzando poi l’edilizia, migliorano sia i giudizi su ordini e piani di costruzione, sia le attese sull’occupazione (rispettivamente a -30 da -32 e a -7 da -10). Altri segnali positivi arrivano da Federmeccanica: nell’ultima indagine congiunturale emerge, tra l’altro, che nei primi sei mesi dell’anno i volumi di produzione sono cresciuti in media dell’1,8% (con l’auto che vola a +25,8) rispetto allo stesso periodo del 2014 . Tuttavia «la ripresa è flebile – osserva il direttore generale, Stefano Franchi – e non risulta ancora diffusa a tutte le attività del comparto».

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