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Lavoro: l’ipotesi della riforma in due tempi

di Antonella Baccaro

ROMA — Un primo incontro alle 17 tra Cgil, Cisl e Uil per verificare le rispettive posizioni. Un secondo round alle 19 dei tre «generali» con il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, prima del prossimo incontro con il governo. Prosegue oggi il tentativo delle parti sociali di trovare una posizione comune sulla riforma del mercato del lavoro.
Lo scoglio resta al momento l'articolo 18. Ieri il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha incontrato il presidente di turno di Rete Imprese Italia, Marco Venturi, che ha ribadito l'importanza della flessibilità in uscita e l'esigenza delle piccole e medie imprese di non sobbarcarsi ulteriori costi relativi agli ammortizzatori sociali (come i contributi per la cassa in deroga).
Intanto Cgil, Cisl e Uil proseguono nel cammino comune. Domani alle 15 un presidio dei tre segretari generali cercherà di portare l'attenzione del governo sulla necessità di modificare il decreto Milleproproghe. Il tentativo è dare una tutela ai lavoratori coinvolti in crisi aziendali dopo il 31 dicembre 2011 che con la riforma previdenziale hanno visto allungarsi di colpo la vita lavorativa. Una lettera di Susanna Camusso (Cgil), Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) è stata poi inviata al premier Mario Monti contro le restrizioni imposte dal Trattato sul Patto di bilancio europeo.
Difende questo schema a «tre punte» il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo cui non c'è divisione tra i sindacati. Sull'articolo 18, ha spiegato: «Noi diciamo "no" alla soppressione. Siamo d'accordo a rivedere i tempi e alcuni aspetti che riguardano il giudizio».
La proposta di Bonanni è che l'indennizzo possa sostituire il reintegro nel caso di licenziamenti individuali per motivi economici. Al lavoratore verrebbe assicurata la stessa procedura utilizzata per i licenziamenti collettivi cioè l'accordo sindacale e gli ammortizzatori sociali.
Ma sul punto la Cgil resta in grossa difficoltà. Il compromesso per il sindacato guidato da Susanna Camusso, potrebbe passare attraverso un accordo «minimo» tra le parti sociali che non ricomprenda modifiche all'articolo 18 e che il governo a sua volta potrebbe recepire. Un'intesa che riguarderebbe dunque solo i punti su cui le parti sono d'accordo: lo sfoltimento del numero dei contratti, l'estensione degli ammortizzatori sociali e l'accelerazione dei procedimenti giudiziari sui licenziamenti. Quanto all'articolo 18, spetterebbe al governo introdurre novità e al Parlamento valutarle. Nel Pdl l'ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, assicura appoggio alla linea riformista del governo «tutto il nostro appoggio e l'incoraggiamento solidale».
Il tema dell'articolo 18 intanto ha varcato ormai le nostre frontiere: in un pezzo pubblicato ieri dal quotidiano Usa, Wall Street Journal, la norma viene definita «perversa» perché «causa ciò che cerca d'impedire: la disoccupazione». Anche Miguel Angel Gurria, segretario generale dell'Ocse, ricevuto lunedì scorso da Monti, torna sull'articolo 18 in un'intervista all'Ansa: «Non credo — afferma — che sia corretto caratterizzare il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro intorno all'articolo 18, che magari ha bisogno di qualche aggiustamento nella sua applicazione».
 

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