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Lavoro, intesa vicina Fornero: si può già fare la prossima settimana

di Roberto Bagnoli

ROMA — La partita si è sbloccata e la riforma si può fare. Tutti hanno fatto un passo indietro e il grande accordo sul nuovo mercato del lavoro va avanti. In particolare l'andata a regime del nuovo sistema di ammortizzatori sociali torna al 2017, si allungano i tempi per la mobilità degli «esodati» anziani e sull'articolo 18 nessuna abolizione ma «ristrutturazione» in salsa tedesca. Oggi il premier Mario Monti vedrà i tre segretari dei partiti di maggioranza per un'ultima verifica, poi weekend a Milano con intervento al convegno di Confindustria e martedì gran finale a Palazzo Chigi con tutte le forze sociali. L'obiettivo è partire per l'Asia con la riforma in tasca. Il ministro del Lavoro Elsa Fornero ora vede rosa dopo il frontale dell'altro giorno con le parti sociali: «A me sembra realizzabile un'intesa che potremmo già raggiungere entro settimana prossima». Così ha detto il ministro nel corso di un'audizione in Senato sintetizzando l'esito di un vertice durato cinque ore con i quattro leader sindacali. Parole di grande apertura anche da parte del segretario generale della Cgil Susanna Camusso: «Cose positive, il ministro è tenace, anche se a volte arrogante». E dal leader Cisl Raffaele Bonanni la conferma che «la situazione si sta ammorbidendo, posso dire che va meglio dell'altro ieri». Per il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia occorre che ora «il governo fissi dei punti fermi e indichi le cifre».
Tutti si sono impegnati al silenzio stampa ma le indiscrezioni indicano che lo «scambio» per arrivare a un punto di convergenza sia sui tempi dell'operazione sia sull'articolo 18. La fase di transizione sugli ammortizzatori non finirà più nel 2015 come voleva Fornero ma nel 2016 o 2017. Ci sarà così più tempo per gestire gli oltre 200 tavoli di crisi industriale con gli strumenti attuali. E, come chiedevano i sindacati, ci sarà un ampio margine di manovra per trovare le risorse per finanziare l'indennità «universale». I sindacati saranno accontentati anche sulla indennità di mobilità: continuerà a vivere per consentire agli «esodati» anziani di 55-58 anni, una volta finita l'Aspi, la nuova indennità di disoccupazione, di approdare alla pensione. In cambio la Fornero ha ottenuto un sostanziale benestare sull'impianto complessivo della sua proposta e la disponibilità a «ristrutturare» — parole di Bonanni — l'articolo 18 con una apertura almeno sulle procedure anche dalla Camusso. Alla fine probabilmente sull'articolo 18 si farà un po' di manutenzione, forse con una più specifica definizione della giusta causa e dei motivi disciplinari, dando maggiori poteri al giudice che potrà decidere (ma entro sei mesi come in Germania) se il lavoratore licenziato ha diritto al reintegro o all'indennizzo economico.
Nel lungo incontro di ieri mattina al ministero del Lavoro, al quale ha partecipato anche il leader dell'Ugl Giovanni Centrella, Fornero a un certo punto si è assentata per convincere i grandi scontenti di questa trattativa, cioè i «piccoli» di Rete Imprese Italia che lamentano un aggravio dei costi del lavoro di 1,2 miliardi. «Se è così noi non potremo firmare» hanno affermato in una nota auspicando «che il ministro comprenda la situazione».
Che la trattativa si avvii verso uno sbocco positivo, dopo quasi tre mesi di discussione, lo dimostra anche l'attivismo del segretario del Pd Pier Luigi Bersani che ieri ha incontrato tutti i rappresentati delle parti sociali per arrivare oggi da Monti con un quadro preciso.
 

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