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Lavoro, intesa Ue ostaggio di Londra

I 27 dovevano ieri sera dare il benestare a una serie di misure per lottare contro la disoccupazione giovanile e rifinanziare le piccole imprese. L’accordo tuttavia era ostaggio delle prospettive finanziarie 2014-2020. Da un lato, un’intesa su questo fronte tra Consiglio e Parlamento aveva sbloccato le misure economiche, che poggiano sul prossimo bilancio comunitario. Dall’altro, lo stesso accordo aveva creato nuove complicazioni tecniche, oggetto di frenetico negoziato.
L’intesa sul bilancio comunitario tra Parlamento e Consiglio è giunta ieri mattina qui a Bruxelles, mentre i leader si apprestavano ad arrivare in città per un summit di due giorni. Era da febbraio che le parti erano alla ricerca di un compromesso. Quattro mesi fa i 27 Paesi membri si erano accordati su una bozza di bilancio comunitario che prevede impegni finanziari per 960 miliardi (rispetto a una proposta originaria della Commissione di 1047,7 miliardi), e pagamenti effettivi per 908,4 miliardi.
Secondo le informazioni dell’esecutivo comunitario, l’assemblea parlamentare è riuscita a strappare tra le altre cose maggiore flessibilità sull’uso del denaro da una voce all’altra del bilancio. L’intesa era diventata indispensabile tenuto conto che l’entrata in vigore del bilancio dal 1° gennaio 2014 richiede l’approvazione di regolamenti attuativi. Tuttavia, la Gran Bretagna si è detta contraria all’accordo perché metterebbe a rischio l’ammontare dello sconto di cui gode Londra.
Al suo arrivo nella sede del Consiglio il britannico inglese David Cameron aveva definito “essenziale” il rispetto dell’accordo di febbraio, sottolineando che «quello di cui si deve occupare questo Consiglio è fare a Bruxelles come stiamo facendo in Gran Bretagna: riportare la spesa sotto controllo e vivere con i propri mezzi, diventando più competitivi e rendendo più facile per le imprese creare lavoro». Già in febbraio Cameron aveva dato battaglia sul bilancio 2014-2020.
Secondo alcuni diplomatici, il pagamento di fondi agricoli all’Europa dell’Est metterebbe a rischio il rimborso inglese per un ammontare di 350 milioni di euro all’anno. La vicenda complicava il quadro anche per altri paesi. «È un nodo tecnico – analizzava ieri sera un alto diplomatico europeo – non un problema politico. A nessuno conviene che la questione del bilancio venga riaperta. Al tempo stesso, gli inglesi vogliono risolverla per dare il benestare alle misure economiche previste da questo vertice».
Per lottare contro la disoccupazione giovanile, i governi dovevano ieri sera dare il loro accordo formale a sei miliardi di euro nel solo biennio 2014-2015 in modo da offrire alle persone con meno di 25 anni un lavoro, uno stage o un periodo di apprendistato entro quattro mesi dalla fine degli studi o dalla perdita del lavoro. La strategia è legata sia all’elevatissima disoccupazione di alcune regioni europee, sia all’emergere di partiti estremisti in numerosi paesi dell’Unione.
A queste misure si aggiunge un pacchetto che dovrebbe consentire il rifinanziamento delle piccole e medie imprese, in grave difficoltà nel recuperare denaro sui mercati e in banca (si veda Il Sole/24 Ore di martedì). La Commissione e la Banca europea per gli investimenti hanno presentato un rapporto, mettendo sul tavolo tre diverse opzioni, che prevedono cartolarizzazione dei prestiti e leva finanziaria fino a creare un paracadute da 100 miliardi di euro.
Parlando ai 27 leader ieri sera all’inizio del vertice, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha spiegato che l’obiettivo è «di portare ossigeno al sistema economico». Il tentativo nei due casi è di utilizzare il bilancio comunitario e la Bei come volano economico. Per la prima volta alla riunione di ieri hanno partecipato anche le parti sociali. L’associazione degli industriali europei BusinessEurope era rappresentata da Emma Marcegaglia.

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