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Lavoro, intesa sulle modifiche

ROMA – Doppiata la boa delle amministrative Elsa Fornero riprende le fila del confronto sul Ddl di riforma del mercato del lavoro nel tentativo di garantirne un’approvazione in tempi stretti. Operazione non facile, viste le dichiarazioni critiche delle ultime ore, soprattutto da parte di esponenti del Pdl come Maurizio Gasparri, che due giorni fa s’era addirittura detto pronto a non votare il provvedimento senza le modifiche chieste dal suo partito. Ma ieri, al termine di un lungo incontrato a palazzo Madama con i capigruppo di Pd, Pdl e Udc, Anna Finocchiaro, Maurizio Gasparri appunto, e Gianpiero D’Alia, sembra che un nuovo accordo di maggioranza sia maturato.
Tutti i partecipanti al “vertice”, compresi i due relatori del Ddl, Maurizio Castro e Tiziano Treu che successivamente hanno partecipato a una nuova lunga riunione tecnica al ministero del Lavoro, hanno mantenuto il massimo riserbo su quella che dovrebbe rivelarsi come la trattativa finale sul testo.
Le correzioni, che a questo punto dovrebbero essere presentate dai relatori con l’ok del ministro dovrebbero riguardare la cosiddetta «flessibilità in entrata», in particolare le partite Iva e i contratti a tempo determinato, mentre sull’articolo 18 il Pd ha ribadito la contrarietà a cambiamenti su un testo frutto di mediazione con i sindacati. Dovrebbero passare solo due mini-modifiche: la prima, già annunciata dal Governo in aprile, è sui disciplinari e reintroduce le tipizzazioni delle condotte suscettibili di recesso per giusta causa e giustificato motivo oggettivo (eliminando il riferimento alla legge). L’altra dovrebbe interessare invece la fase di conciliazione (preventiva e obbligatoria) prima di procedere a un licenziamento economico. Ma si tratta di verificare se alla fine arriverà, vista la fermezza manifestata da Anna Finocchiaro sul punto.
Le correzioni più incisive saranno dunque sulla parte di articolato raccolta nel Capo II del Ddl, a partire dalle partite Iva. Se verranno confermate le anticipazioni delle scorse settimane (si veda il Sole 24 Ore del 25 aprile) dovrebbe arrivare una sorta di scudo contro la presunzione di subordinazione che fa scattare l’obbligo di assunzione del collaboratore con partita Iva. La correzione prevede l’inapplicabilità della norma alle partite Iva che si siano certificate volontariamente presso le Camere di commercio, ovvero nel caso in cui il lavoratore autonomo percepisca un compenso minimo o, ancora, quando la genuinità imprenditoriale è dimostrata da «profili oggettivi della prestazione» o da quelli «soggettivi» del titolare della posizione fiscale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.
L’altra soluzione di salvaguardia alla flessibilità in entrata riguarda i contratti a termine: dalla liberalizzazione del «causalone» per i primi sei mesi si passerebbe alla franchigia del 6% dell’organico complessivo per le assunzioni a termine fino a 36 mesi senza causale, cui si aggiunge l’esclusione dai periodi di blocco per le riassunzioni di alcuni casi particolari, come le assunzioni a termine in vista di commesse dell’azienda o per il lancio di nuove attività. Modifiche dovrebbero essere poi confermate sull’apprendistato, per superare il tetto alle assunzioni.
La commissione Lavoro del Senato, che avrebbe dovuto riunirsi questa mattina, è stata convocata direttamente alle 15 proprio per dare ulteriore tempo ai relatori, che potrebbero presentare i loro emendamenti finali già nella seduta pomeridiana.
La nuova intesa di maggioranza dovrebbe far camminare più speditamente il testo, rispondendo così anche alle sollecitazioni del commissario europeo agli Affari economici Olli Rehn: «Un ritardo nella riforma del mercato del lavoro può danneggiare l’Italia nell’attuale fase di tensione dei mercati», ha detto Rehn, ieri a Roma. Il Commissario ha spiegato che bisogna «assicurare una maggiore flessibilità in entrata», e che «è importante poter dare un sostegno al reddito durante un periodo di disoccupazione». In questo modo, ha concluso, «potrebbe migliorare il funzionamento del mercato del lavoro».

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