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Il lavoro intellettuale non è una merce

«Con l’abolizione delle tariffe professionali minime, abbiamo assistito in questi anni a un progressivo scadimento della qualità delle opere realizzate soprattutto nell’ambito dei lavori pubblici. La cosiddetta libera concorrenza, che sembra essere diventata la «nuova religione» del mercato, ha provocato la «proletizzazione» dei professionisti, mortificandoli e disconoscendo il valore delle prestazioni professionali. Non è pensabile che il lavoro intellettuale dei professionisti nei vari ambiti di competenza sia considerato alla stregua di una qualsiasi merce, e ogni categoria di lavoratori ha delle tariffe di riferimento e delle tutele che ne salvaguardano la dignità e la professionalità. Come d’altronde richiama l’articolo 36 della Costituzione.

L’introduzione dell’equo compenso per tutti i professionisti indistintamente non può che essere accolta con favore, anche se rimangono molte ombre sull’ambito di applicazione e sull’entità dei compensi.

L’equo compenso non può rimanere solo un’enunciazione di principio, ma dovrà rispondere e concretizzarsi in compensi rapportati alla qualità e complessità della prestazione.

La contrazione dei redditi dei professionisti si ripercuote inevitabilmente sul futuro previdenziale degli stessi, consolidando soprattutto per i più giovani le problematiche di adeguatezza e di «esistenza libera e dignitosa» come la Costituzione sancisce.Ed è in questo senso che le casse di previdenza delle professioni ordinistiche chiedono alla politica di riconoscere e sostenere i processi volti alla qualificazione e specializzazione del lavoro professionale, abbandonando la logica di una concorrenzialità senza freni che nei fatti produce solo mediocrità.La formazione continua e l’aderenza a precisi codici deontologici sono una caratteristica ormai consolidata nell’ambito professionale, e in questo si sostanzia il vero valore aggiunto di una funzione che riveste responsabilità di valenza pubblica. Agli ordini professionali viene infatti sempre più chiesta una surroga di funzioni fino ad ora di competenza dell’ente pubblico; non è pensabile che ciò continui ad avvenire assecondando una sistema di compensi non adeguati all’assunzione di responsabilità che viene richiesta ai professionisti in questi contesti».

Valerio Bignami presidente Eppi

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