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Lavoro, il governo accelera «Serve un via libera rapido»

di Dino Martirano

ROMA — Prima di congedarsi, al termine di una conferenza stampa lunga quasi due ore, il presidente del Consiglio si concede un mezzo sorriso, per dire: «Più andiamo avanti e più mi convinco che questa sia una buona legge…». E questo, il professor Mario Monti, lo dice rivolgendo un ultimo sguardo al suo ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che ha appena terminato una impegnativa maratona oratoria per illustrare molti dei 70 articoli del disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro.
«Questo è un impegno di rilievo storico per l'Italia — insiste il premier — che garantirà crescita sociale ed economica, nonché la riduzione permanente del tasso di disoccupazione per creare un mercato del lavoro inclusivo e dinamico».
E ora che il disegno di legge sta per essere incardinato al Senato, Monti auspica «un iter approfondito ma anche spedito» perché a questo punto «la tempistica è importante quanto i contenuti». Dopo la «condivisone sul testo espressa dagli onorevoli Alfano, Bersani e Casini», il governo spera infatti in una volata prima dell'estate: assegnazione alla commissione Lavoro di Palazzo Madama già martedì 10 aprile, esame in commissione da chiudere prima che termini il mese, passaggio all'aula dal 15 maggio per poi affrontare con la dovuta calma il passaggio alla Camera. Se poi sarà necessario un altro voto di fiducia, Monti non lo vuole anticipare.
Parallelamente però — e su questo punto il ministro Fornero ha speso molte parole — il governo sarà impegnato per convincere gli italiani che «questa è una riforma necessaria» per spezzare l'assedio alla «cittadella che include i lavoratori garantiti ed esclude i precari, i deboli, i giovani e le donne». Per usare le parole del premier, il testo, che ieri è stato illustrato al Quirinale, mira «a spazzare via quella barriera invisibile che attualmente accorda protezione a coloro che sono inclusi nel mercato del lavoro penalizzando chi ne è escluso».
Per illustrare tutto questo, il ministro del Lavoro ha detto che accetterà «anche l'invito della Fiom»: «Vedo che c'è molta gente arrabbiata in giro ma credo che accetterò». Anzi, la professoressa ha annunciato che andrà nelle università per spiegare il nuovo contratto di apprendistato (che premia le aziende intenzionate ad assumere a tempo indeterminato), la dinamica degli ammortizzatori sociali (si passa da 4 a 12 milioni di potenziali beneficiari grazie a un finanziamento di 1,8 miliardi) e, soprattutto, la modifica dell'articolo 18 dello Statuto del lavoratori (che comunque consente al giudice di ordinare il reintegro se viene ritenuta insussistente la motivazione del licenziamento economico): «L'articolo 18 è stata una grande conquista per il Paese, ma il mondo è cambiato…».
Al ministro — il cui intervento è stato seguito parola per parola dal presidente Monti — è poi toccato dare una stoccatina ai sindacati. Alla Cgil: «C'è l'assenso di tutte le parti sociali, solo una non ha siglato il verbale… Sarei stata molto più felice se l'avesse fatto, evidentemente non sono riuscita con la forza della persuasione». Alla Cisl, sventolando un volantino che tesse(va) le lodi della riforma: «A tutti è consentito cambiare idea…». Alla Uil, che col suo segretario, aveva parlato di licenziamento per giusta causa del ministro: «Saranno gli italiani a stabilire se questo ministro deve essere licenziato per giusta causa». In ogni caso, avverte Elsa Fornero, «si può anche soffiare sul fuoco ma facendolo ci si assume una grande responsabilità». Ma il ministro ha anche fatto un appunto agli imprenditori: «Se le imprese ritenevano che l'articolo 18 fosse un alibi per non investire, ora l'alibi è stato tolto. Le imprese non dicano più che non possono investire in Italia perché c'è l'articolo 18».
Adesso la squadra Monti-Fornero si prepara a uno sforzo intenso per tentare di convincere gli italiani. La professoressa è stata corretta (bonariamente) dal presidente del Consiglio quando, per esempio, ha parlato a causa di un lapsus di decreto invece che di disegno di legge, ma alla fine Monti si è rifatto con una battuta: «Neanche chi presiede questo governo potrebbe licenziare il ministro Fornero. Non potrebbe farlo neanche se preso da follia».
 

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