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Lavoro, il Colle auspica l’accordo: bisogna accrescere la produttività

ROMA — «È fondamentale concepire anche la riforma del mercato del lavoro in funzione di un accrescimento della produttività che, purtroppo, in Italia è stagnante da molti anni». Così ieri il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella conferenza stampa dopo l'incontro al Quirinale con il capo dello Stato della Germania, Christian Wulff. Un messaggio che Napolitano ha voluto lanciare perché, ha aggiunto, è opportuno «riflettere su quello che si è realizzato in Germania grazie alla riforma del mercato del lavoro. Da noi non è tanto una questione di moderazione salariale, perché non c'è dubbio che prova di moderazione salariale i sindacati l'hanno data. In Italia la questione è quella di misurare che anche attraverso la flessibilità, il maggior grado possibile di utilizzazione degli impianti produttivi e anche la massima solidarietà del mercato del lavoro, si possono realizzare al fine di aumentare la produttività e attrarre investimenti», rimuovendo così gli ostacoli a quelli provenienti dall'estero. Parole dettagliate su una questione che sta impegnando a fondo il governo e le parti sociali, che si rivedranno domani mattina a Palazzo Chigi. Una questione delicatissima perché sullo sfondo si delinea anche un intervento sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dai licenziamenti senza giusta causa.
Il presidente della Repubblica sa benissimo quanto il tema sia esplosivo e per questo ci ha tenuto a chiarire che la sua non vuole essere assolutamente un'interferenza. Sulla riforma del mercato del lavoro, ha detto, «pongo il problema di un accordo valido tra il governo e le parti sociali, in particolare i sindacati». C'è quindi da un lato l'auspicio a evitare lo scontro sociale, ma anche quello che si faccia un intervento efficace: «Sono sicuro che c'è molto senso di responsabilità negli incontri in corso e non voglio interferire. Sono convinto che tutti abbiano chiari gli obiettivi per conquistare maggiore fiducia nell'Italia».
Ieri mattina i segretari di Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato i vertici di Rete Imprese Italia, la sigla che rappresenta le associazioni del commercio e dell'artigianato. Posizioni vicine su alcuni capitoli della riforma, come il potenziamento dell'apprendistato, lontane su altri, come l'estensione degli ammortizzatori sociali alle piccole imprese, con artigiani e commercianti contrari se questo significa imporre nuovi contributi alle imprese. Nel pomeriggio i tecnici dei sindacati e quelli della Confindustria e delle altre associazioni imprenditoriali hanno continuato a lavorare sui capitoli del riordino delle tipologie contrattuali e della riforma degli ammortizzatori sociali. Anche in questo caso raggiungendo alcune convergenze mentre su alcuni punti non c'è intesa, per esempio sul far costare di più alcuni contratti flessibili (imprese contrarie). Questa sera saranno i vertici della Confindustria e dei sindacati a verificare se il lavoro fatto dai tecnici può portare a proposte comuni da presentare domani al governo. Allo stato non sembrano esserci i presupposti. E in ogni caso le parti non hanno ancora affrontato il tema divisivo dell'articolo 18 e le posizioni sembrano inconciliabili. Su questo dunque deciderà il governo, cercando una mediazione. Che dovrà essere non solo tra i sindacati da una parte e la Confindustria dall'altra ma anche tra centrodestra e centrosinistra. Il Pdl spinge il governo a prendere provvedimenti netti e rapidi che, in sostanza, consentano alle imprese di poter licenziare liberamente (tranne che per motivi discriminatori) in cambio di un indennizzo e di servizi di ricollocamento. Il Pd chiede invece che l'argomento venga affrontato alla fine, esaminando eventuali limitate modifiche dell'articolo 18 solo in cambio dell'eliminazione dei contratti precari e dell'irrobustimento dei sussidi per chi perde il lavoro. Tra un mese il governo deciderà.

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