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Lavoro, “Fornero” più leggera e sconti fiscali a chi assume Ai Comuni 10 miliardi dall’Imu

ROMA — Con il decreto «del fare », varato sabato notte da Palazzo Chigi, parte la corsa in tre tappe che il governo Letta intende concludere entro la fine dell’estate per dare una prima scossa all’economia del Paese. Alle «ottanta norme per ripartire », come le ha definite il premier Letta, farà infatti seguito il pacchetto dei provvedimenti messi a punto per rilanciare il mercato del lavoro e arginare l’ondata della disoccupazione giovanile, e la ridefinizione della questione fiscale riguardo a Iva e Imu.
Superato il primo step quindi, Palazzo Chigi si avvia a raggiungere il traguardo della seconda tappa: il pacchetto lavoro dovrebbe infatti approdare al Consiglio dei ministri messo in calendario per venerdì prossimo, anche se diversi dettagli tecnici devono ancora essere messi a punto e – prima del varo- è previsto (probabilmente per giovedì) un incontro fra Letta e i sindacati. Sindacati – Cgil, Cisl e Uil – che comunque 48 ore dopo ritorneranno, dopo anni, in piazza assieme proprio per manifestare su lavoro e fisco.
La tappa che riguarda la ricerca dell’occupazione avrà essenzialmente due obiettivi: rimettere mano alla riforma Fornero eliminando le rigidità che non hanno facilitato le nuove assunzioni e definire un pacchetto di sconti fiscali per favorire l’entrata nel mercato dei più giovani. La parte più complessa riguarda appunto tali bonus, per i quali restano da trovare le risorse: l’obiettivo dovrebbe essere quello di assicurare le coperture per defiscalizzare e decontribuire i primi due anni di contratti a tempo indeterminato destinati ai ragazzi al di sotto dei 30 anni. Più definita la partita sulla riforma Fornero, per la quale si prevede la riduzione – se non l’azzeramento – dei tempi di attesa fra un contratto a tempo determinato e un altro, l’alleggerimento dei vincoli sulle causali, la semplificazione dell’apprendistato. Saranno anche potenziati i centri per l’impiego sviluppando partnership fra pubblico-privato che facilitino l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro.
Ma se sulla lotta alla disoccupazione la strategia del pacchetto di norme è definita, altrettanto non si può dire per la partita fiscale: come ridefinire l’Imu da versare sulla prima casa (la prima rata che scadeva a giugno è stata sospesa) e come evitare che dal primo luglio scatti l’aumento di un punto sull’aliquota Iva oggi 21 per cento. Per eliminare l’imposta sulla prima casa ed evitare il balzo di quella sul valore aggiunto ci vorrebbero in tutto 8 miliardi – quattro più quattro – e le risorse, al momento, non ci sono. Per quanto riguarda l’Iva, l’ipotesi più accreditata è quella che prevede un ulteriore rimando dell’aumento dell’aliquota per altri tre mesi. Rispetto all’Imu il dibattito politico sul come comportarsi sulla prima casa è invece del tutto aperto e mette in crisi la maggioranza. Oggi, comunque, scadono i termini per pagare l’imposta sulle seconde case, abitazioni di lusso e capannoni: gettito previsto, secondo la Cgia, 9,7 miliardi.

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