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Lavoro e tagli alla spesa, il piano del governo

Il governo prova ad aprire la “fase due”. Dopo la prima, all’insegna del rinvio dei dossier più scottanti (Imu, Iva, Tares, F35, precari della pubblica amministrazione), l’espressione chiave per definire la seconda sarà “riforme strutturali”. Ne parlerà il ministro dell’Economia Saccomanni, mercoledì prossimo alla Camera per illustrare le linee della politica economica del governo. Mentre nelle stesse ore il premier Letta e il ministro Giovannini saranno a Berlino per il summit speciale sul lavoro ai giovani, assieme a Merkel e Hollande. Con l’obiettivo di consolidare il risultato del Consiglio europeo di fine giugno e rilanciare nuove politiche comuni.
Abbassare il cuneo fiscale sul lavoro e tagliare la spesa pubblica sono dunque gli obiettivi principali della nuova fase del governo Letta. I risparmi serviranno a cancellare in modo “strutturale” anche l’Imu sulla prima casa e l’Iva, mentre ben prima della pausa estiva — dunque entro i primi di agosto — potrebbe arrivare l’altra riforma “strutturale” che cambierà volto all’imposta sul mattone. Quella così attesa sull’Imu.
Saccomanni prova dunque ad accelerare senza entrare nelle polemiche quotidiane. Finito nel gorgo degli attacchi politici trasversali per i rinvii delle tasse nonché per le coperture individuate al decreto Giovannini — che questa settimana arriva in Parlamento, dove sarà battaglia — utili a sterilizzare l’aumentodell’Iva dal 21 al 22%, previsto proprio da oggi e spostato al primo ottobre, il ministro dell’Economia ha incassato ieri un gradito sostegno proprio dal capo dello Stato che ne ha difeso l’operato improntato al realismo. «Ho molto apprezzato il ministro che ha dimostrato in modo puntuale quello che si può fare e quello che non si può fare, naturalmente senza pensare di avere la bacchetta magica», ha scandito Giorgio Napolitano da Zagabria.
Nessuna bacchetta magica, dunque. Questo ripeterà Saccomanni in Parlamento, chiedendo alle forze politiche un atteggiamento responsabile per il nuovo capitolo da affrontare: i tagli alla spesa pubblica, circa 200 miliardi “aggredibili”, necessari per evitare, oltre a Imu e Iva,anche l’aumento dei ticket sanitari dal prossimo gennaio. E per rilanciare la crescita, cuore della “fase due”, rafforzando il piano nazionale sul lavoro con un taglio significativo al cuneo fiscale. Ai blocchi di partenza, dunque, torneranno vecchi dossier: la delega fiscale (con il riordino del catasto), quello di Giavazzi per sforbiciare le agevolazioni alle imprese, l’altro di Ceriani per sfrondare gli sconti fiscali, un piano di risparmi nella sanità (il ministro Lorenzin punta a rivedere il sistema di esenzione dal ticket perché «la metà degli assistiti non li paga, ma consuma l’80% delle prestazioni»). Ancora spending review, dunque. Revisione e taglio di spesa, “non indolore”, anticipa già il ministro, “ma necessaria”.
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