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Lavoro e fine degli stimoli le scommesse più difficili

Non sarà facile. Neanche per Janet Yellen, che è stata protagonista nella costruzione della “nuova” Federal Reserve. Non tutto è andato infatti per il verso giusto, e dal 1° febbraio il nuovo presidente della banca centrale di Washington avrà un compito difficile da svolgere.
La nuova strategia di comunicazione della Fed è tutta sua. Yellen ha presieduto il comitato sulla forward guidance, che consiste nell’esplicitare le mosse future della politica monetaria. È anche frutto delle sue insistenze la scelta, come boa attorno alla quale cambiare rotta e alzare i tassi, di un livello di disoccupazione (il 6,5%).
Il nodo dell’occupazione
“Se l’è andata a cercare”, potrebbero ora dire i critici della politica della Fed. Comunicazione e lavoro, infatti, sono proprio le due sfide più importanti per la Banca centrale. È dubbio a molti economisti, di diversa impostazione, che la politica monetaria possa davvero ridurre la disoccupazione. Negli Usa c’è un legame (statistico) tra inflazione e occupazione, ma non è chiaro se abbia retto alla crisi e alla distruzione di competenze dei lavoratori. La tesi della Yellen è che, malgrado l’enorme liquidità finora creata, l’inflazione non potrà ripartire con un’offerta di lavoro così bassa, e i dati sui prezzi – +1,5% – le danno ragione: in ogni caso bisogna raggiungere il 2% e non sarà facile.
Obama e le bolle
Queste prese di posizione hanno garantito al nuovo presidente la fama di “colomba”, favorevole a una politica espansiva. Anche in assenza di inflazione, però, l’aspettativa di tassi bassi per lungo tempo può generare bolle. Oggi non si teme tanto un rialzo inarrestabile di quotazioni finanziarie e immobiliari, facilmente individuabile, quanto una sottovalutazione dei rischi (ai quali dovrebbero essere legati maggiori rendimenti e quindi prezzi relativamente più bassi). È uno dei fenomeni che ha generato la crisi del 2007, ma anche quella di Eurolandia del 2010.
È per questo motivo che, quando nei giorni scorsi è emerso che Barack Obama cercava un presidente “anti-bolle”, in tanti hanno pensato che le chances della Yellen erano ormai svanite. A settembre, del resto, una fonte della Casa Bianca aveva rivelato che il presidente non era esattamente entusiasta della candidatura della vice di Ben Bernanke.
Janet Yellen, invece, è molto attenta a questi temi. Prima della crisi del 2007, era sua una delle poche voci, nella Fed, che parlavano del rischio di bolle generato da una politica troppo espansiva troppo a lungo. Oggi però i banchieri centrali pensano che questi problemi non si combattono con tassi più alti, ma con misure macroprudenziali. La nuova presidente della Fed è quindi talmente favorevole alle regole di Basilea III – invise alle banche Usa – da volerle rafforzare per le aziende di credito più grandi. In casa, nelle sue discussioni con il marito – George Akerlof, vincitore del Nobel con Stiglitz e Spence – avrà del resto ascoltato molti argomenti “contro” il sistema bancario. Il confronto con i grandi gruppi Usa sarà però molto difficile anche per una leader molto capace di costruire il consenso come lei. Il mercato ha comunque gradito la sua nomina: se contro le “bolle” non serve una stretta, non ci sarà una corsa ad aumentare il costo del credito.
Tassi e bilancio
Il problema di chiudere l’attuale fase della politica monetaria però esiste, e i tassi Usa sono comunque destinati a salire cominciando dalle scadenze più lunghe, e le dimensioni del bilancio Fed dovranno lentamente sgonfiarsi. La banca centrale ha già annunciato il tapering, la riduzione dei nuovi acquisti di titoli – che tengono i rendimenti bassi – con l’obiettivo di azzerarli quando la disoccupazione sarà al 7%. La Yellen – a cui si attribuiscono buone capacità di prevedere l’andamento dell’economia – potrà forse concedere qualcosa su tempi e velocità del tapering, soprattutto se continuasse lo stallo politico sul bilancio federale, ma niente di più. Quando gli acquisti si ridurranno – lo si è visto nelle scorse settimane, dopo il primo annuncio – molte cose cambieranno. Negli Usa, ma anche nei paesi emergenti che ruotano attorno al dollaro.
Errori di comunicazione?
Gestire questa fase sarà complicato. Il primo test della nuova leadership sarà quindi sulla comunicazione, che preannuncia il futuro: proprio nello spiegare il tapering Bernanke ha compiuto errori, si è detto, creando turbolenze sui mercati. In realtà l’attuale presidente non ha potuto fare a meno di rivelare l’incertezza della Fed sul da farsi, e gli investitori lo hanno capito perfettamente. La Yellen quindi dovrà innanzitutto ridare una strategia alla Fed, e interpretare nel modo giusto quella forward guidance – che è una strategia totale, non una forma di comunicazione di scelte prese in base ad altri motivi – che lei ha fortemente voluto.

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