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Lavoro, dimissioni con convalida

Adesso è difficile non solo creare o trovare lavoro, ma anche lasciarlo. Soprattutto per le aziende. Il dipendente che si dimette, infatti, innesca una procedura di convalida della sua volontà di lasciare il posto di lavoro che può durare fino a oltre un mese dopo la risoluzione del rapporto di lavoro. È la nuova procedura di «convalida» delle dimissioni introdotta dalla riforma Fornero e in vigore dal 18 ottobre. Nei casi di gravidanza e maternità, la convalida va fatta a cura delle stesse lavoratrici presso la direzione territoriale del lavoro; negli altri casi invece, spetta al datore di lavoro accertare la volontà del lavoratore. Per ora l’unica strada è quella di farsi sottoscrivere la «Co» (è la comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro), entro 30 giorni dalla risoluzione del rapporto. Attenzione a fare i furbi; per l’impresa che abusi di «fogli firmati in bianco» dal dipendente per simularne le dimissioni o la risoluzione consensuale c’è la sanzione da 5 mila a 30 mila euro.

 

Le dimissioni. Le dimissioni rappresentano un atto volontario del lavoratore attraverso cui egli manifesta volontà di cessare il contratto. La fonte normativa (articolo 2118 del codice civile) stabilisce che ciascuno dei contraenti (lavoratore o datore di lavoro) può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti dalle norme dei contratti collettivi, dagli usi o secondo equità. In mancanza di preavviso, il recedente deve all’altra parte un’indennità equivalente all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso.

 

La riforma Fornero. Al fine di reprimere la cosiddetta pratica delle dimissioni in bianco, anche nella forma di risoluzione consensuale del contratto di lavoro, la riforma Fornero (legge n. 92/2012) ha previsto due novità: l’introduzione della obbligatorietà della convalida dell’atto di dimissioni o risoluzione consensuale; l’introduzione di sanzioni ad hoc, nella misura da 5 mila a 30 mila euro, per il datore di lavoro che faccia uso delle predette pratiche scorrette per risolvere il rapporto di lavoro.

 

La procedura di convalida. Due le modalità previste per la procedura di convalida delle dimissioni o risoluzione consensuale: la prima presso le direzioni territoriali del lavoro (dtl) riguarda le ipotesi di gravidanza (solamente per le lavoratrici) e maternità (lavoratori e lavoratrici); la seconda, con tre diverse modalità, riguarda tutti i dipendenti al di fuori delle predette ipotesi di gravidanza e maternità (si veda tabella). Nel primo caso, gli oneri della convalida restano a carico della lavoratrice la quale, infatti, prima di consegnare le dimissioni all’azienda dovrà recarsi presso la dtl competente per territorio per farle vistare; se si tratta di risoluzione consensuale, invece, la convalida coinvolgerà anche l’azienda.

Nei casi di dimissioni o risoluzioni consensuali al di fuori di gravidanza e maternità, spetta al datore di lavoro attivarsi per ottenere la convalida. Se la convalida da parte del lavoratore non arriva, l’atto di dimissioni o risoluzione consensuale resta privo di efficacia. Tre le modalità previste, due delle quali da definirsi con decreto ministeriale (si veda tabella). La modalità immediatamente operativa è quella della sottoscrizione, da parte del dipendente, della comunicazione di risoluzione del rapporto inviata al ministero (la cosiddetta «Co»).

 

Le conseguenze sulla «Co». Le novità sulla procedura di convalida delle dimissioni e della risoluzione consensuale del rapporto comportano conseguenza in ordine all’obbligo della Co, obbligo da osservare «entro i cinque giorni successivi» alla risoluzione del rapporto di lavoro per via della previsione del periodo di «sospensione condizionata» degli effetti all’esito della convalida. In particolare, c’è necessità di definire, nelle predette ipotesi, il momento a partire dal quale (dies a quo) scaturisce l’obbligo di comunicare la cessazione del rapporto di lavoro al centro impiego, anche per l’applicazione della sanzione da 100 a 500 euro in caso di omissione. Secondo il ministero del lavoro (nota protocollo n. 18273/2012) tale dies a quo, ai fini della Co, è quello della risoluzione del rapporto senza tener conto del fatto che, in base alle nuove norme, la stessa risoluzione «produce effetto dal giorno della comunicazione con cui il procedimento medesimo è stato avviato» (come prevede l’articolo 7, comma 41, della legge. n. 604/1966 sostituito dall’articolo 1, comma 40, della legge n. 92/2012). In tal caso perciò gli effetti retroattivi del licenziamento non incidono sui termini di effettuazione della Co; nella modulistica, però, va indicata tale data, a partire dalla quale si producono gli effetti del licenziamento. Relativamente all’insorgenza dell’obbligo di comunicare la risoluzione del rapporto a seguito della procedura di convalida, inoltre, il ministero ha spiegato che lo stesso coincide con il momento a partire dal quale il lavoratore (nel caso di dimissioni) o le parti (nel caso di risoluzione consensuale) intendono far decorrere giuridicamente la stessa risoluzione. Per esempio, qualora in una lettera di dimissioni presentata il 1° giugno si faccia riferimento alla data del 30 giugno quale ultimo giorno di lavoro, è dal 1 ° luglio che decorreranno i cinque giorni per la Co sulla cessazione. In ogni caso resta ferma la possibilità, per l’impresa, di effettuare la Co anche molto tempo prima, in funzione dell’operatività della procedura di convalida che prevede la possibilità, per il lavoratore, di ribadire la volontà di risolvere il rapporto tramite una dichiarazione da apporre sulla ricevuta di Co. L’eventuale revoca delle dimissioni o del consenso alla risoluzione consensuale (possibilità previste per il lavoratore durante la procedura di convalida) comporta, in caso di Co già effettuata, un nuovo obbligo di Co (il ministero sta adeguando il sistema telematico per consentire di annullare le Co nei casi di revoca da parte del lavoratore). Infine, il ministero ha chiarito che anche il termine di 30 giorni entro il quale il datore di lavoro deve trasmettere l’invito al lavoratore a convalidare le dimissioni o la risoluzione consensuale decorre dalla cessazione del rapporto (nell’esempio dal 1° luglio), ferma restando la possibilità di inviare l’invito anche prima.

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